Riciclaggio e truffa a Padova: la GDF scopre 270mila€ sottratti dai fondi PNRR

Riciclaggio Padova

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Un’operazione della Guardia di Finanza ha portato alla luce un nuovo caso di truffa ai danni dello Stato nella provincia di Padova. Al centro dell’indagine, una società del settore metalmeccanico, attiva nel commercio all’ingrosso di materiali ferrosi, che avrebbe indebitamente ottenuto oltre 270.000 euro in crediti d’imposta legati al PNRR. Oltre agli illeciti fiscali, i finanzieri hanno accertato anche gravi violazioni della normativa antiriciclaggio, con l’utilizzo improprio di pagamenti in contanti e contratti fittizi.

Crediti d’imposta gonfiati: un utilizzo scorretto del Piano Industria 4.0

Le indagini, coordinate dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Cittadella, hanno rivelato che la società aveva richiesto importanti incentivi fiscali per l’acquisto di macchinari industriali, dichiarando investimenti per oltre 585.000 euro.

In realtà, tre dei quattro beni strumentali erano intestati a un’altra azienda riconducibile a un parente del titolare, con contratti di locazione privi di validità legale.

In un caso, il contratto risultava persino firmato due anni prima dell’effettivo acquisto del macchinario.

Falsa documentazione e legami familiari: un sistema collaudato

Il meccanismo di frode prevedeva un uso strategico di società collegate per simulare operazioni economiche che giustificassero l’accesso ai bonus previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

I macchinari, pur figurando nel bilancio dell’azienda indagata, non erano né utilizzati né installati nei locali operativi, ma risultavano invece nella piena disponibilità di un’impresa con stretti legami familiari col titolare.

Questa triangolazione ha permesso di mascherare il reale beneficiario delle agevolazioni fiscali.

Violazioni della normativa antiriciclaggio: uso eccessivo di contanti

L’inchiesta ha evidenziato anche una diffusa violazione delle norme antiriciclaggio, con almeno 84 operazioni commerciali effettuate in contanti, per importi ben superiori ai limiti di legge.

Il ricorso sistematico al denaro contante ha insospettito gli inquirenti, che hanno ricostruito una rete di transazioni opache finalizzate a eludere i controlli sull’origine e la destinazione dei fondi.

Somministrazione illecita di manodopera: profili penali

Oltre agli illeciti tributari e antiriciclaggio, l’azienda è stata coinvolta anche in illeciti lavorativi, tra cui un rapporto di somministrazione irregolare di personale con un’altra società coinvolta nell’indagine.

Tale pratica, vietata dalla normativa vigente, ha generato ulteriori profili penali aggravando la posizione del titolare, già deferito all’Autorità Giudiziaria di Padova.

Sanzioni milionarie e implicazioni future

A seguito delle irregolarità accertate, le autorità competenti hanno avviato un procedimento sanzionatorio che prevede una forchetta di multe tra i 300.000 e i 4,2 milioni di euro, in base alla gravità delle violazioni.

Questo caso rappresenta un segnale d’allarme sulle criticità del sistema di controllo dei fondi PNRR e ribadisce la necessità di rafforzare le misure di compliance aziendale e di monitoraggio antiriciclaggio.

Questo episodio conferma quanto sia indispensabile una vigilanza costante nell’impiego delle risorse pubbliche e una piena tracciabilità nei rapporti commerciali, affinché strumenti pensati per rilanciare l’economia non diventino terreno fertile per truffe e illeciti finanziari.

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