Un’imponente indagine della Guardia di Finanza di Lodi, denominata “Green River”, ha svelato un sistema di riciclaggio di denaro da oltre 200 milioni di euro verso la Cina, con un utilizzo distorto dei crediti fiscali legati al sisma dell’Abruzzo 2009 e all’emergenza Covid 19.
L’operazione Green River e il bilancio dell’indagine
L’attività investigativa, avviata nel 2024 dopo i primi accertamenti su una società del Lodigiano ritenuta fittizia, ha permesso di smantellare un’organizzazione criminale dedita al riciclaggio di denaro e alla frode fiscale internazionale.
Il bilancio operativo è significativo: otto persone tratte in arresto, 44 indagate a piede libero e sequestri per 31 milioni di euro, somme che testimoniano la portata economica del fenomeno.
Gli accertamenti hanno evidenziato come l’apparente attività imprenditoriale di una singola realtà commerciale fosse, in realtà, la porta d’ingresso di un sistema ben più ampio, ramificato tra la Lombardia, altre regioni italiane e la Cina.
I flussi finanziari accertati hanno superato la soglia dei 200 milioni di euro, completamente sottratti ai controlli antiriciclaggio previsti dalla normativa vigente.
Il sistema bancario sotterraneo cinese e l’elusione dei presidi AML
Cuore del meccanismo illecito sarebbe stato un sistema bancario sotterraneo di matrice cinese, una struttura informale ma altamente efficiente in grado di trasferire ingenti somme di denaro all’estero senza ricorrere ai canali finanziari ufficiali.
Si tratta di una modalità operativa nota agli investigatori e già emersa in precedenti indagini, ma che continua a rappresentare una delle più gravi minacce alla normativa sul riciclaggio di denaro a livello nazionale ed europeo.
Tali reti consentono infatti di bypassare gli obblighi di adeguata verifica della clientela, le segnalazioni di operazioni sospette e la tracciabilità dei flussi finanziari imposta dalla disciplina antiriciclaggio.
Il funzionamento si fonda su relazioni fiduciarie, compensazioni informali e movimentazioni di contante che sfuggono ai radar degli intermediari obbligati.
L’utilizzo di questi canali paralleli rende particolarmente complessa l’attività di prevenzione del riciclaggio di denaro, soprattutto quando le operazioni transitano attraverso giurisdizioni con regimi di vigilanza meno stringenti.
Società cartiere e fatture false: il meccanismo della frode fiscale
Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’organizzazione si sarebbe avvalsa di 41 società cartiere, gestite operativamente da un ufficio con sede a Chiari, in provincia di Brescia.
Queste entità giuridiche, formalmente attive ma prive di qualsiasi sostanza economica, avrebbero emesso fatture per operazioni inesistenti nei confronti di numerose società clienti, per un valore complessivo stimato in 200 milioni di euro.
Il meccanismo era tanto lineare quanto efficace: a fronte di pagamenti documentati verso le cartiere, le somme venivano trasferite all’estero attraverso i canali informali del sistema bancario sotterraneo.
Successivamente, il denaro veniva restituito in contanti alle aziende beneficiarie, previa trattenuta di una commissione del 10%.
In questo modo, le imprese ottenevano denaro in nero “ripulito” attraverso una parvenza di legittimità contabile, mentre l’organizzazione lucrava in modo seriale sulle provvigioni applicate.
Si tratta di un classico schema di riciclaggio basato sulla fatturazione fittizia, reso particolarmente insidioso dalla dimensione internazionale e dall’opacità dei flussi monetari.
L’utilizzo indebito dei crediti del sisma Abruzzo 2009 e dei bonus Covid
L’aspetto più delicato dell’inchiesta riguarda però l’indebito sfruttamento delle normative di favore previste per il sisma dell’Abruzzo 2009 e per la pandemia Covid 19.
Alcune delle società coinvolte avrebbero infatti inserito in contabilità crediti d’imposta ritenuti inesistenti, generati apparentemente nell’ambito delle agevolazioni per la ricostruzione post sisma e per l’emergenza sanitaria.
Tali crediti sarebbero stati utilizzati in compensazione per estinguere debiti fiscali, previdenziali e assicurativi, ottenendo così un duplice vantaggio illecito a danno dell’erario.
Si tratta di una pratica che colpisce direttamente la finanza pubblica e che si inserisce in un solco già tracciato da numerose inchieste nazionali sui bonus edilizi e sui crediti d’imposta fittizi.
L’utilizzo distorto delle misure di sostegno, pensate per accompagnare la ripresa dei territori colpiti da eventi calamitosi o dalla crisi pandemica, costituisce non soltanto un illecito tributario, ma anche un grave fattore di rischio nell’ottica antiriciclaggio.
Tali crediti, infatti, possono diventare veicolo di pulizia di capitali di provenienza illecita, alimentando un circuito parallelo difficilmente intercettabile.
Le implicazioni per la normativa antiriciclaggio e i controlli bancari
Il caso “Green River” rappresenta un banco di prova significativo per il sistema italiano di prevenzione del riciclaggio di denaro.
L’indagine dimostra come soggetti obbligati, intermediari finanziari e professionisti debbano elevare costantemente il proprio livello di attenzione, soprattutto in presenza di operazioni che, pur formalmente regolari, presentano indicatori di rischio significativi.
Tra questi rientrano le movimentazioni rilevanti verso giurisdizioni extra UE, l’utilizzo massivo di contante e le ricorrenti compensazioni fiscali di importi anomali.
La normativa antiriciclaggio impone a banche, commercialisti, notai e agli altri destinatari degli obblighi di effettuare un’adeguata verifica della clientela e di trasmettere tempestive segnalazioni di operazioni sospette alla UIF.
Tuttavia, l’esistenza stessa di un sistema bancario sotterraneo che ha movimentato 200 milioni di euro segnala lacune nei meccanismi di intercettazione, riconducibili sia a difficoltà tecniche di tracciamento sia, in alcuni casi, a possibili omissioni dei soggetti obbligati.
Prevenzione del riciclaggio di denaro: strategie e prospettive future
L’esito dell’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Lodi conferma la centralità di una strategia integrata di contrasto al riciclaggio di denaro, che combini analisi del rischio, cooperazione internazionale e potenziamento degli strumenti tecnologici.
In un contesto in cui le organizzazioni criminali evolvono rapidamente, sfruttando piattaforme digitali, reti informali e meccanismi giuridici complessi, il rafforzamento della normativa sul riciclaggio di denaro deve passare attraverso una maggiore armonizzazione europea.
Determinanti, in questa direzione, saranno l’attuazione operativa dell’Autorità europea AMLA e l’aggiornamento continuo dei modelli di compliance interni alle imprese.
La vicenda dei crediti fiscali abruzzesi indebitamente utilizzati mostra, inoltre, come la prevenzione antiriciclaggio non possa prescindere da un dialogo costante tra Agenzia delle Entrate, UIF e autorità inquirenti.
Solo in questo modo sarà possibile intercettare tempestivamente l’utilizzo distorto di misure agevolative concepite per finalità ben diverse, come la ricostruzione post sisma o il sostegno alle imprese durante la pandemia.
Soltanto attraverso un approccio realmente sinergico sarà possibile difendere l’economia legale dall’aggressione di reti criminali sempre più sofisticate e dotate di ramificazioni internazionali.