Una maxi-inchiesta per bancarotta fraudolenta, riciclaggio e frode fiscale ha portato al sequestro di beni per oltre 7 milioni di euro tra cui immobili, denaro, orologi di lusso e autocarri. L’operazione, condotta dalla Guardia di Finanza di Rovigo su mandato della Procura polesana, ha coinvolto 12 persone e interessato diverse province tra cui Verona, Rovigo, Padova, Venezia, Latina e Roma. Tra gli indagati anche un avvocato rodigino e diversi soggetti attivi nel settore tessile, immobiliare e finanziario.
Un sistema ben orchestrato con base a Lusia
Al centro dell’inchiesta una società tessile di Lusia (RO), il cui titolare settantenne è ritenuto la mente del sistema illecito.
Il meccanismo prevedeva l’emissione di fatture false per milioni di euro e la creazione di crediti IVA fittizi per evadere le imposte.
Le indagini hanno accertato il coinvolgimento di 13 società, di cui alcune con sede all’estero, utilizzate per riciclare il denaro attraverso operazioni fittizie e trasferimenti simulati.
Il ruolo chiave dell’avvocato e delle società estere
Tra le figure centrali del sistema, un avvocato di 66 anni di Rovigo, che avrebbe favorito i passaggi di denaro tra le varie aziende coinvolte nel sodalizio.
Le indagini hanno coinvolto anche una società finanziaria con sede a Londra, una società di servizi alle imprese in Svizzera, e una Ltd attiva in Bulgaria.
Tutte avrebbero contribuito a riciclare le somme provenienti dalle operazioni illecite, aggravando le contestazioni penali di riciclaggio e autoriciclaggio.
Sequestri nel Veronese e in tutto il Nord Italia
Oltre al sequestro del complesso aziendale a Lusia, l’operazione ha interessato anche il Veronese, dove è stata sequestrata una delle abitazioni riconducibili agli indagati.
Complessivamente, sono stati bloccati capannoni industriali, attrezzature, materie prime, immobili residenziali, automezzi, gioielli e conti correnti bancari.
Il valore totale del sequestro è pari a oltre 7 milioni di euro.
Le accuse: frode fiscale, prestanome e false operazioni
Ai 12 indagati vengono contestati 68 capi di imputazione, tra cui associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, emissione di fatture per operazioni inesistenti e frode fiscale.
Diversi soggetti risultano prestanome delle società coinvolte, mentre altri avevano ruoli apicali nelle aziende che ricevevano e movimentavano il denaro.
L’obiettivo era duplice: eludere il fisco e reinvestire in attività economiche apparentemente legittime, anche all’estero.
Un danno all’economia legale e il plauso delle istituzioni
Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha espresso apprezzamento per l’operato della Guardia di Finanza, sottolineando l’importanza di tutelare il tessuto imprenditoriale onesto.
«La legalità – ha dichiarato – è il presupposto fondamentale per la competitività economica. Le attività criminali vanno perseguite con rigore per proteggere le imprese che ogni giorno operano nel rispetto delle regole». Il caso mette in luce ancora una volta la necessità di controlli incisivi contro il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale.
L’inchiesta nel Veronese e nelle province coinvolte evidenzia l’urgenza di strumenti investigativi adeguati per fronteggiare fenomeni criminali sempre più sofisticati.
La sinergia tra magistratura e forze dell’ordine resta decisiva per contrastare le frodi fiscali e il riciclaggio internazionale, proteggendo il sistema economico legale italiano.