Un nome noto del calcio italiano è finito nel mirino della Direzione Investigativa Antimafia. Giorgio Bresciani, ex attaccante del Bologna e protagonista della storica promozione in Serie A del 1996, è tra i 57 indagati nell’ambito di una vasta inchiesta per riciclaggio che ha scoperchiato una vera e propria centrale operativa del crimine economico a Roma.
Il blitz e il coinvolgimento dell’ex calciatore
L’operazione, scattata il 9 luglio 2024, ha portato a 18 arresti e al sequestro di beni per oltre 131 milioni di euro.
Le accuse, mosse a vario titolo, comprendono associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, usura, riciclaggio, autoriciclaggio, fittizia intestazione di beni e traffico di armi.
In questo scenario è emerso anche il nome di Giorgio Bresciani, citato da un collaboratore di giustizia tra le persone che avrebbero partecipato a incontri legati alle attività illecite.
Secondo gli inquirenti, la rete criminale utilizzava società cartiere intestate a prestanome per ripulire denaro proveniente da attività illecite, in particolare nei settori degli idrocarburi e della produzione cinematografica.
Una macchina ben rodata, supportata da professionisti e imprenditori complici, tra cui spiccano anche figure note dello spettacolo e dell’imprenditoria.
Le indagini della DDA
L’indagine ha svelato legami tra vecchie famiglie mafiose e una nuova generazione criminale: tra gli arrestati figurano Antonio Nicoletti, figlio di Enrico, ex cassiere della banda della Magliana, e Vincenzo Senese, primogenito del boss Michele “o’ pazz”.
I due, secondo gli investigatori, avevano un ruolo centrale nel riciclaggio dei proventi illeciti, sfruttando una rete di società fittizie e prestanome in tutta Italia.
Tra i soggetti coinvolti spiccano anche il produttore cinematografico Daniele Muscariello e Angelo Calculli, ex manager musicale, insieme ad altri volti noti e operatori economici.
Il riciclaggio entra anche nel calcio
L’inchiesta dimostra come il reato di riciclaggio stia contaminando ambiti sempre più estesi della società, incluso il mondo dello sport e del calcio.
La presenza di un ex calciatore tra gli indagati sottolinea quanto anche ambienti apparentemente lontani dalla criminalità organizzata possano diventare strumenti per l’occultamento e il reinvestimento di capitali illeciti.
Le autorità antiriciclaggio, oggi più che mai, sono chiamate a intensificare i controlli anche nel settore sportivo, dove circolano ingenti somme di denaro e dove il rischio di infiltrazioni mafiose non può essere sottovalutato.
Il calcio, per la sua popolarità e rilevanza economica, è diventato uno dei terreni di maggiore interesse per il crimine finanziario.
Garantire la trasparenza e la legalità in questo settore è una sfida fondamentale per preservarne l’integrità.