Una maxi operazione antidroga coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano ha coinvolto anche la provincia di Monza e Brianza, smascherando un’organizzazione criminale con legami diretti alla ‘ndrangheta. Le indagini, condotte congiuntamente da Polizia di Stato e Carabinieri, hanno portato all’esecuzione di dodici ordinanze di custodia cautelare e diciassette fermi per reati che vanno dal traffico internazionale di stupefacenti al riciclaggio di denaro, fino all’autoriciclaggio e all’emissione di fatture false. Un’operazione che sottolinea ancora una volta la centralità della prevenzione dal riciclaggio di denaro nei contesti in cui criminalità organizzata ed economia illegale si intrecciano.
Quattro sodalizi criminali e tonnellate di droga
L’operazione ha messo in luce l’esistenza di quattro gruppi criminali “convergenti”, attivi nel narcotraffico internazionale.
Le indagini della Squadra Mobile di Lecco e Como hanno documentato l’importazione di oltre una tonnellata di droga al mese, proveniente da Spagna, Belgio e Olanda.
La droga, in particolare hashish, marijuana, cocaina ed eroina, veniva distribuita capillarmente sul territorio nazionale, rifornendo piazze di spaccio tra Lombardia, Sicilia e Calabria, incluse aree chiave della provincia di Monza e Brianza.
Riciclaggio dei proventi e reinvestimenti in attività lecite
Al vertice dell’organizzazione c’era un soggetto italiano ritenuto vicino al clan Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia).
I proventi derivanti dal traffico di droga venivano reinvestiti in attività apparentemente legali, sfruttando anche società intestate a prestanome e strumenti tipici del riciclaggio di denaro.
Il sistema era articolato: dalle fatture per operazioni inesistenti all’intestazione fittizia di beni e quote societarie, tutte operazioni finalizzate a mascherare la provenienza illecita dei capitali.
La normativa sul riciclaggio di denaro, in questo contesto, si rivela essenziale per bloccare l’infiltrazione criminale nell’economia legale.
La rete di spaccio a Monza e Milano
Le forze dell’ordine hanno ricostruito una fitta rete di distribuzione operativa a Milano, in zone come Piazza Prealpi e il Cimitero Maggiore, estesa anche a Monza e Brianza.
Le droghe, una volta importate, venivano stoccate in depositi locali e smistate attraverso “batterie” di spacciatori italiani.
Il gruppo utilizzava telefoni criptati per coordinare le attività, sia per le comunicazioni interne che per i contatti con i fornitori esteri.
Il sequestro di tonnellate di sostanze stupefacenti e armi conferma la pericolosità e il grado di organizzazione dell’associazione criminale.
Operazione complessa e investigazione transnazionale
L’indagine è il frutto di due filoni investigativi avviati tra il 2021 e il 2023, con l’attivazione di rogatorie internazionali, l’analisi di chat criptate e l’impiego di tecnologie di tracciamento.
Le attività si sono svolte su scala nazionale, con perquisizioni e sequestri tra Lombardia, Calabria e Sicilia.
L’azione congiunta di Carabinieri e Polizia, supportata da nuclei specializzati e unità cinofile, ha permesso di smantellare una struttura criminale che univa narcotraffico, frodi fiscali e sofisticate strategie di riciclaggio di denaro.
Riciclaggio e autoriciclaggio sotto la lente dell’antimafia
L’intera operazione è stata resa possibile anche grazie all’applicazione efficace della normativa sul riciclaggio di denaro, che ha consentito di individuare e bloccare i flussi finanziari illeciti.
Le autorità giudiziarie hanno accertato numerosi episodi di riciclaggio e autoriciclaggio, con l’impiego sistematico dei proventi del narcotraffico in imprese e beni intestati fittiziamente.
La prevenzione dal riciclaggio di denaro si conferma dunque una priorità assoluta per il contrasto alla criminalità organizzata e alla penetrazione mafiosa nei circuiti economici del Nord Italia.