Un’inchiesta della Guardia di Finanza di Napoli, coordinata dalla Procura di Napoli Nord, ha portato alla luce un sofisticato sistema di contrabbando di prodotti alcolici, bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio tra le province di Napoli e Caserta. Al centro dello schema, quattro fratelli originari di Calvizzano, accusati di aver frodato l’erario per circa cinquanta milioni di euro grazie a un articolato meccanismo di società di comodo, prestanome e false fatturazioni. Determinante, per l’avvio delle indagini, la segnalazione di operazione sospetta trasmessa da un notaio nell’ambito degli obblighi previsti dalla normativa antiriciclaggio.
Lo schema di frode tra bancarotte seriali e prestanome compiacenti
L’indagine ha ricostruito un modello di frode fiscale fondato sulla creazione ciclica e sulla successiva spoliazione di società operanti nel settore della distillazione e della distribuzione di alcolici.
I quattro fratelli, indicati come i reali dominus dell’attività, avrebbero gestito un vero e proprio risiko societario: dopo aver svuotato le aziende di liquidità ed evaso accise e IVA, le facevano fallire per poi riacquistarle a prezzi irrisori, intestandole formalmente a mogli e a soggetti compiacenti.
In questo modo, davanti al Fisco gli indagati risultavano nullatenenti, mentre nelle loro abitazioni i militari hanno sequestrato circa duecentomila euro in contanti, impacchettati e segnati, oltre a Rolex e altri beni di lusso.
Lo schema configura tutti gli elementi tipici della bancarotta fraudolenta reiterata, finalizzata a sottrarre risorse all’erario e ai creditori, con il riutilizzo dei medesimi asset aziendali in capo a nuove società formalmente distinte, ma sostanzialmente controllate dagli stessi soggetti.
Il ruolo del notaio e la segnalazione antiriciclaggio
Un elemento centrale dell’inchiesta riguarda il contributo determinante fornito da un notaio che, nell’esercizio degli obblighi previsti dal D.Lgs. 231/2007, ha trasmesso una segnalazione di operazione sospetta alla UIF.
A insospettire il professionista fu il silenzio di un nuovo amministratore in merito alla provenienza delle somme destinate all’acquisto della distilleria, unito a una serie di indicatori di anomalia coerenti con una possibile interposizione fittizia.
Questo episodio conferma come l’attività dei professionisti destinatari degli obblighi antiriciclaggio, e in particolare di notai e commercialisti, rappresenti un presidio fondamentale per intercettare flussi finanziari illeciti.
L’adeguata verifica della clientela, la valutazione della coerenza economica delle operazioni e la corretta gestione delle segnalazioni costituiscono strumenti decisivi per la prevenzione del riciclaggio di denaro e per il contrasto ai reati fiscali a monte.
Contrabbando di prodotti alcolici ed evasione delle accise
Il cuore dell’attività illecita riguarda il contrabbando di alcolici e l’evasione delle accise, settore particolarmente esposto al rischio di frode a causa dell’elevata incidenza fiscale sui prodotti.
Secondo la ricostruzione investigativa, la società coinvolta era riuscita a imporsi come leader nazionale nella distribuzione di alcol, liquori e vino grazie a prezzi fuori mercato, resi possibili proprio dal mancato versamento di IVA e accise.
Una precedente indagine aveva inoltre evidenziato l’utilizzo di alcool denaturato, originariamente destinato all’uso industriale e alla produzione di disinfettanti, per la fabbricazione di liquori, amari e vini venduti a prezzi notevolmente inferiori a quelli di mercato.
Tali condotte configurano, oltre alle violazioni tributarie, profili di frode in commercio e di pericolo per la salute dei consumatori, ampliando il perimetro del disvalore penale dell’intera operazione.
Autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori
Tra i reati contestati figurano, in posizione centrale, l’autoriciclaggio e il trasferimento fraudolento di valori.
I proventi dell’evasione fiscale e del contrabbando sarebbero stati reimmessi nel circuito economico attraverso operazioni societarie, intestazioni fittizie e acquisti di beni mobili e immobili, con l’effetto di ostacolare concretamente l’identificazione dell’origine illecita dei capitali.
L’intestazione di quote societarie e di patrimoni a familiari e prestanome è una delle tipologie di anomalia più ricorrenti negli indicatori UIF e rappresenta una delle modalità tipiche di occultamento della titolarità effettiva.
In questo quadro emerge anche la responsabilità di due commercialisti, indicati come gli architetti fiscali del sistema, ai quali è stata applicata la misura interdittiva dall’esercizio della professione per un anno.
Il caso evidenzia come la collaborazione di professionisti infedeli costituisca un fattore moltiplicatore del rischio di riciclaggio e renda ancor più necessari controlli interni rigorosi nelle realtà societarie complesse.
Le misure cautelari e il sequestro patrimoniale
Sulla base degli elementi raccolti, il GIP ha disposto nove misure cautelari: quattro arresti domiciliari per i fratelli ritenuti vertici dell’organizzazione, tre divieti di dimora nelle province di Napoli e Caserta per i prestanome utilizzati nelle compagini societarie, e l’interdizione professionale per i due commercialisti coinvolti.
Parallelamente, è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo per un valore di circa 1,7 milioni di euro, comprensivo di disponibilità finanziarie, quote societarie, beni mobili e immobili.
Tra i beni sigillati figurano una distilleria a Pastorano e una succursale a Capodrise, in provincia di Caserta, oltre ad auto di pregio e a una significativa collezione di orologi di lusso.
L’azione di aggressione patrimoniale rappresenta uno strumento cardine nelle indagini di criminalità economica, in quanto consente di colpire la disponibilità effettiva dei proventi illeciti e di interrompere la circolazione dei capitali di origine fraudolenta.
Compliance antiriciclaggio e presunzione di innocenza
Nel rispetto del principio della presunzione di innocenza, le responsabilità penali degli indagati potranno essere accertate soltanto con sentenza definitiva.
Vicende come quella in esame, tuttavia, restituiscono con chiarezza il valore strategico della compliance antiriciclaggio e della cultura della segnalazione all’interno delle categorie professionali destinatarie degli obblighi normativi.
La tempestiva trasmissione di una SOS da parte di un notaio attento agli indicatori di anomalia ha permesso di disinnescare un meccanismo fraudolento radicato e di lunga durata, dimostrando come la collaborazione attiva tra professionisti, intermediari finanziari e Guardia di Finanza sia oggi la leva più efficace nella prevenzione del riciclaggio di denaro.
Investire in adeguata verifica della clientela, formazione continua, presidi organizzativi e procedure interne non rappresenta soltanto un adempimento formale, ma una garanzia di tutela per le imprese sane e per l’integrità complessiva del sistema economico finanziario.