Due imprenditori, residenti in Austria ma operativi tra Padova, Treviso e Brescia, sono finiti agli arresti domiciliari per un vasto sistema di evasione fiscale e riciclaggio di denaro, scoperto dalla Guardia di Finanza di Cremona. Il nucleo investigativo ha accertato che i soggetti coinvolti avevano orchestrato una frode fiscale da oltre 28 milioni di euro, di cui almeno 20 milioni sarebbero stati riciclati attraverso società prestanome. L’operazione si inserisce nell’ambito delle attività di contrasto al riciclaggio denaro e di applicazione della normativa sul riciclaggio di denaro previste dal sistema legislativo italiano ed europeo.
Schema fraudolento tra Italia, Austria, Lituania e Cina
L’imprenditore bresciano, amministratore di fatto di sette imprese edili intestate a terzi, ha trasferito milioni di euro su conti esteri.
I due complici, un padovano e un trevigiano, hanno gestito il riciclaggio attraverso un conto bancario a Bolzano, intestato a una società austriaca a loro riconducibile.
I fondi sono poi stati spostati in Lituania, Austria e Repubblica Popolare Cinese, con trattenute fino al 6% per “costi di operazione”.
Quasi il 94% delle somme veniva restituito in contanti, eludendo ogni forma di controllo.
La prevenzione dal riciclaggio di denaro risulta ancora una volta cruciale per intercettare questi circuiti finanziari paralleli.
Ricostruiti i flussi illeciti: sequestrati beni per 5 milioni
Grazie alle indagini bancarie e a documentazione extracontabile acquisita durante le perquisizioni, è stato possibile ricostruire nel dettaglio i flussi economici, i profitti trattenuti dai riciclatori e le somme restituite.
Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bolzano ha disposto il sequestro di 15 immobili, 7 conti finanziari, quote societarie e denaro contante, per un totale di oltre 5 milioni di euro.
L’azione rientra nella normativa sul riciclaggio di denaro che prevede misure patrimoniali anche a carico di soggetti giuridici coinvolti nei reati economici.
Sottrazione fraudolenta e auto-riciclaggio: nuove denunce
Nel corso delle indagini, è emerso che l’imprenditore bresciano aveva ceduto fittiziamente al figlio quote societarie per un valore di oltre 600.000 euro.
La manovra, finalizzata a sottrarre tali beni al sequestro, ha portato a una nuova denuncia per sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.
In applicazione della normativa vigente sulla prevenzione dal riciclaggio di denaro, il tribunale ha emesso un secondo provvedimento di sequestro, colpendo ulteriori beni immobili e partecipazioni societarie.
Misure cautelari e rischio di reiterazione del reato
Il giudice ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e ha rilevato il concreto pericolo di reiterazione dei reati.
Per questo motivo, sono stati disposti gli arresti domiciliari per l’imprenditore residente in Austria e domiciliato a Padova, e per l’imprenditore edile bresciano.
La Guardia di Finanza ha inoltre avviato il recupero fiscale dei proventi illeciti, consolidando il ruolo dell’amministrazione finanziaria nella lotta al riciclaggio denaro e all’evasione tributaria.
Un sistema articolato e transnazionale di frode fiscale
Questa indagine evidenzia quanto le attività illecite legate all’evasione e al riciclaggio siano ormai internazionali e altamente organizzate.
L’impiego di società prestanome e il trasferimento di fondi in giurisdizioni estere mostrano la sofisticazione degli schemi fraudolenti.
Il caso conferma la necessità di rafforzare le attività investigative e la cooperazione internazionale nella prevenzione dal riciclaggio di denaro, anche tramite il rafforzamento della normativa europea in materia di reati fiscali e patrimoniali.