Un ex appartenente alle Fiamme Gialle di Monza, in congedo, è stato condannato per il suo coinvolgimento in un sistema di frodi fiscali, falsificazione di documenti e successivo riciclaggio di denaro tramite canali esteri. Il caso, che ha visto protagonista Alessandro De Domenico, residente a Bernareggio, riporta al centro dell’attenzione la necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione dal riciclaggio di denaro, applicando in modo efficace la normativa sul riciclaggio di denaro anche nei confronti di soggetti con funzioni pubbliche. La sentenza emessa dal Tribunale di Monza segna un punto fermo nella lotta contro le infiltrazioni criminali all’interno delle istituzioni.
Un ruolo attivo nella creazione di frodi
Secondo quanto emerso in sede processuale, Alessandro De Domenico, l’ex finanziere forniva supporto tecnico per la formazione di false fatture, redigeva relazioni fittizie per facilitare l’ottenimento di finanziamenti pubblici e indicava i canali più adatti per trasferire i fondi all’estero.
Si trattava di operazioni concepite per creare una parvenza di legalità attorno a transazioni economiche in realtà fraudolente.
Questo schema rientra a pieno titolo nelle tipologie di riciclaggio di denaro previste dalla normativa italiana, che punisce non solo chi impiega i proventi di reato, ma anche chi ne facilita la conversione o il trasferimento.
Il riciclaggio e il trasferimento all’estero dei fondi
I profitti ottenuti tramite le frodi fiscali venivano canalizzati all’estero attraverso società e conti correnti intestati a terzi, localizzati in giurisdizioni compiacenti.
Questa attività di riciclaggio di denaro aveva l’obiettivo di ostacolare l’individuazione della provenienza illecita dei fondi.
Il caso conferma come i reati economico-finanziari siano sempre più articolati e transnazionali, richiedendo una risposta coordinata tra autorità giudiziarie, istituzioni finanziarie e organi investigativi, in linea con quanto previsto dalla normativa sul riciclaggio di denaro e dalle direttive europee.
Un passato giudiziario già compromesso
De Domenico non era nuovo alle aule di giustizia: nel 2019 era stato arrestato per corruzione in un’indagine parallela riguardante la compravendita di informazioni su controlli in corso e il rilascio illecito di permessi di soggiorno.
In quell’occasione, l’ex finanziere era stato condannato per aver favorito alcuni cittadini stranieri, tra cui diversi cinesi ed egiziani.
La nuova condanna per riciclaggio conferma un profilo altamente deviante, che ha saputo sfruttare la conoscenza dei meccanismi di controllo per costruire reti criminali ben strutturate.
Le falle nella prevenzione e i rischi per l’economia
Questo caso dimostra che anche chi dovrebbe vigilare può diventare parte attiva nei meccanismi di riciclaggio di denaro.
Per questo, la prevenzione dal riciclaggio di denaro deve includere un sistema di controlli interni più rigido e trasparente, soprattutto per le figure che hanno accesso a informazioni sensibili o a canali preferenziali.
La normativa sul riciclaggio di denaro deve essere affiancata da percorsi formativi obbligatori e da un sistema di segnalazione efficace, capace di individuare comportamenti anomali anche in ambito pubblico.
Riciclaggio di denaro: come prevenirlo
Il caso De Domenico è un esempio lampante di come la conoscenza dei meccanismi di controllo possa essere sfruttata per eludere la legge e alimentare un sistema di riciclaggio di denaro organizzato.
La normativa sul riciclaggio di denaro si conferma uno strumento fondamentale, ma la sua efficacia dipende dall’applicazione rigorosa, dalla tempestività delle indagini e dalla capacità delle istituzioni di isolare e sanzionare le devianze anche al proprio interno.
La prevenzione dal riciclaggio di denaro non può più essere considerata una questione tecnica, ma una priorità strategica per lo Stato di diritto.