Nuove ombre si allungano su Gabriele Gravina, attuale presidente della FIGC, accusato di appropriazione indebita e riciclaggio per fatti risalenti al 2018, quando era alla guida della Lega Pro. La vicenda ruota attorno a una presunta operazione illecita mascherata da compravendita editoriale e passaggi di denaro tra conti correnti.
Le accuse della Procura
Secondo l’impianto accusatorio della Procura di Roma, in particolare del procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, Gravina avrebbe ricevuto un compenso illecito in cambio dell’assegnazione a ISG – colosso nel settore dei servizi audiovisivi – di un incarico per migliorare la qualità della piattaforma di distribuzione degli eventi sportivi della Lega Pro e per sviluppare sistemi antipirateria.
Un’operazione che, secondo i magistrati, celava un giro sospetto di denaro, avvenuto attraverso bonifici e una presunta copertura tramite la vendita di libri.
La strategia difensiva: cambio di sede
I legali di Gravina hanno tentato una mossa strategica per rallentare l’iter giudiziario: un’istanza di incompetenza territoriale, con l’obiettivo di trasferire il procedimento da Roma a Sulmona, dove sarebbero stati accreditati alcuni dei bonifici oggetto di indagine.
Tuttavia, secondo quanto riportato da La Repubblica, il reato non si sarebbe consumato in Abruzzo, rendendo probabile un rigetto da parte della Cassazione.
Un’indagine che incombe sulle elezioni FIGC
Il tempismo è particolarmente delicato.
Se non fosse stato per la richiesta di cambio di sede avanzata dai suoi avvocati, Gravina avrebbe potuto presentarsi alle elezioni della FIGC con una richiesta di rinvio a giudizio pendente.
Un’eventualità sventata, almeno temporaneamente, proprio grazie al ricorso alla Cassazione.
La Corte Suprema si pronuncerà solo dopo le elezioni federali, previste per il 3 febbraio, lasciando così il presidente uscente libero di correre per un nuovo mandato senza pendenze giudiziarie ufficiali.
Il futuro della governance calcistica
Il caso Gravina pone l’attenzione sul delicato intreccio tra giustizia ordinaria e mondo dello sport, e rischia di scuotere ancora una volta l’immagine della governance del calcio italiano.
Se le accuse fossero confermate, si aprirebbe un nuovo fronte di crisi per la Federazione, già alle prese con sfide complesse di natura sportiva, economica e politica.
Un fenomeno dilagante che tocca anche il calcio
Il caso Gravina rappresenta un ulteriore segnale di come il fenomeno del riciclaggio, reato sempre più diffuso e sofisticato, abbia trovato terreno fertile anche nel mondo del calcio.
Un settore dove circolano ingenti flussi di denaro e che, per la sua visibilità, non può permettersi zone d’ombra.
Le autorità antiriciclaggio, consapevoli del rischio crescente, stanno rafforzando i controlli anche all’interno delle istituzioni sportive, monitorando con attenzione flussi finanziari, sponsorizzazioni, trasferimenti di fondi e operazioni sospette.
L’obiettivo è quello di tutelare l’integrità del sistema calcistico e garantire trasparenza in un settore che, per milioni di persone, rappresenta passione, identità e coesione sociale.