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		<title>Sassari, incassi e pagamenti: quando l’incoerenza dei flussi diventa un indicatore AML</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paul Fasciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[Alla cassa la vendita era la stessa. Cambiava il modo in cui veniva pagata e, secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, cambiava anche la traccia fiscale lasciata dall’operazione. Carta o bancomat portavano all’emissione del regolare documento commerciale attraverso il registratore telematico. Per numerosi pagamenti in contanti sarebbe stato invece consegnato un documento gestionale graficamente [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Alla cassa la vendita era la stessa. Cambiava il modo in cui veniva pagata e, secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, cambiava anche la traccia fiscale lasciata dall’operazione. Carta o bancomat portavano all’emissione del regolare documento commerciale attraverso il registratore telematico. Per numerosi pagamenti in contanti sarebbe stato invece consegnato un documento gestionale graficamente simile, privo del logo “RT” e mai trasmesso all’Agenzia delle Entrate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso mostra come i <strong>flussi finanziari anomali</strong> possano emergere dal confronto tra modalità di pagamento, documenti fiscali e contabilità gestionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il meccanismo ricostruito a Sassari nell’operazione “Black Option”, conclusa nel luglio 2026 dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria sotto il coordinamento della Procura. Gli investigatori hanno contestato a sette società, che gestivano altrettanti maxistore, l’omessa dichiarazione di elementi positivi di reddito per oltre 20 milioni di euro, riferiti alle vendite effettuate tra il 2020 e il 2024.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I sette rappresentanti legali sono stati deferiti per l’ipotesi di dichiarazione infedele. Per uno di loro è stata contestata anche l’omessa dichiarazione. Il GIP del Tribunale di Sassari ha disposto un sequestro preventivo, finalizzato alla confisca anche per equivalente, che ha interessato rapporti bancari, immobili, terreni, autovetture e quote societarie per oltre due milioni di euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le responsabilità delle persone coinvolte dovranno essere accertate nel procedimento giudiziario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’anomalia di Sassari nasceva dalla modalità di pagamento</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la nota della Guardia di Finanza, l’indagine è partita da controlli economico-finanziari sul territorio. I militari avevano rilevato una differenza ricorrente nell’emissione dei documenti di vendita, collegata alla modalità di pagamento scelta dal cliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando l’acquisto veniva saldato con carta di credito o bancomat, il punto vendita emetteva il regolare documento fiscale attraverso il registratore telematico, riconoscibile dal logo “RT”. Con il contante sarebbe stato invece rilasciato un documento gestionale dall’aspetto pressoché identico, ma privo del logo previsto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi casi il corrispettivo, secondo gli investigatori, non veniva memorizzato e trasmesso telematicamente all’Agenzia delle Entrate. Il cliente riceveva un foglio simile a quello fiscale; la vendita rimaneva nella contabilità gestionale e scompariva dalla rappresentazione ufficiale dei ricavi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo le perquisizioni nei sette esercizi, le Fiamme Gialle hanno sequestrato computer gestionali e registratori di cassa. L’analisi delle memorie digitali avrebbe permesso di ricostruire l’intero volume delle vendite dal 2020 al 2024 e di esaminare ogni transazione, distinguendo quelle accompagnate dal documento telematico da quelle presenti soltanto nel sistema gestionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che il caso diventa utile per l’antiriciclaggio. La stessa attività economica lasciava due rappresentazioni differenti. La distanza emergeva con regolarità e seguiva un criterio preciso: il mezzo utilizzato per pagare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Contante e POS raccontavano parti diverse delle vendite</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una transazione elettronica lascia normalmente diversi riscontri finanziari: l’operazione sul POS, il passaggio attraverso il circuito di pagamento e l’accredito all’esercente. La registrazione fiscale della vendita segue un adempimento distinto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel caso di Sassari, secondo la ricostruzione investigativa, i due percorsi coincidevano per i pagamenti elettronici e si separavano sistematicamente quando il cliente pagava in contanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il contante lascia meno riscontri automatici presso gli intermediari finanziari. È un mezzo di pagamento comune, utilizzato ogni giorno da attività commerciali il cui volume di incassi risulta perfettamente compatibile con settore, clientela e fatturato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il livello di attenzione cambia quando il mezzo di pagamento coincide ripetutamente con una diversa rappresentazione fiscale della vendita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Guardia di Finanza riferisce di avere ricostruito oltre 20 milioni di euro di elementi positivi di reddito non dichiarati attraverso l’esame della contabilità parallela e l’incrocio delle singole transazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano AML, POS e contante diventano informazioni da leggere insieme al volume delle vendite, all’attività esercitata, ai ricavi dichiarati e ai movimenti finanziari conosciuti. L’utilità sta nella relazione tra i dati e nelle eventuali distanze che continuano a ripetersi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Flussi finanziari anomali: ciò che può vedere un intermediario</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le informazioni pubbliche sull’operazione “Black Option” descrivono nel dettaglio il confronto tra transazioni, documenti fiscali e dati recuperati dai sistemi gestionali. Non indicano quale eventuale analisi dei conti correnti sia stata utilizzata per ricostruire gli importi sottratti alla dichiarazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sequestro preventivo ha interessato anche rapporti bancari. Questo dato riguarda l’esecuzione della misura patrimoniale e non consente, da solo, di attribuire agli estratti conto una funzione investigativa che le fonti pubbliche non documentano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un intermediario finanziario, il conto corrente rappresenta comunque un livello di osservazione importante. La banca può confrontare i movimenti sui rapporti che gestisce con l’attività dichiarata dal cliente e con le informazioni raccolte durante l’adeguata verifica. Può osservare gli accrediti riconducibili al POS, i versamenti di contante, i pagamenti ai fornitori, la stagionalità e la dimensione economica attesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua visuale rimane parziale. Le vendite non registrate, il contante trattenuto fuori dal circuito bancario e i rapporti aperti presso altri intermediari possono sfuggire ai dati disponibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche le differenze osservate richiedono cautela. Un’impresa può trattenere liquidità, utilizzare più conti, attraversare periodi di forte stagionalità o presentare caratteristiche proprie del settore in cui opera. Un singolo scostamento dice poco. Differenze rilevanti, ripetute nel tempo e prive di una spiegazione economica convincente richiedono un approfondimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fatturato dichiarato, incassi elettronici, utilizzo del contante e movimentazioni bancarie sono quattro rappresentazioni della stessa attività. Nessun soggetto dispone necessariamente dell’intero quadro. Il controllo acquista forza quando le informazioni accessibili possono essere confrontate e le distanze trovano, oppure non trovano, una spiegazione verificabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa chiedono di osservare le regole AML</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn%3Anir%3Astato%3Adecreto.legislativo%3A2007-11-21%3B231~art35=" target="_blank" rel="noopener">D.Lgs. 231/2007</a> collega il sospetto alle caratteristiche, all’entità e alla natura delle operazioni, ai loro collegamenti o frazionamenti e alle altre circostanze conosciute dal soggetto obbligato. La valutazione deve tenere conto anche della capacità economica e dell’attività svolta dal cliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’articolo 35 stabilisce inoltre che il ricorso frequente o ingiustificato a operazioni in contante, anche sotto la soglia prevista dall’articolo 49, costituisce un elemento di sospetto. La norma richiama in particolare prelievi e versamenti in contante di importo non coerente con il profilo di rischio del cliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo elemento deve essere letto dentro il caso concreto. Il <a href="https://uif.bancaditalia.it/normativa/norm-indicatori-anomalia/Provvedimento_della_UIF_del_12_maggio_2023_e_allegato.pdf" target="_blank" rel="noopener">Provvedimento UIF del 12 maggio 2023</a> chiarisce che la semplice presenza di uno o più indicatori e il ricorso al contante, anche reiterato, non bastano da soli a fondare una segnalazione. Frequenza, importi, attività svolta, informazioni sul cliente e giustificazioni economiche vanno valutati insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’indicatore 13 riguarda operazioni ripetute, artificiosamente frazionate o di importo complessivo rilevante, effettuate anche in contante, che appaiono inusuali o incoerenti con l’attività svolta e con il profilo economico, patrimoniale o finanziario del soggetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’indicatore 20 prende in esame operatività con profili fiscali o societari che, per caratteristiche, importi, modalità di esecuzione oppure origine e destinazione dei flussi economici, risulta incoerente, inusuale o illogica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli indicatori aiutano i soggetti obbligati a individuare situazioni meritevoli di analisi. Ogni anomalia apre una domanda; la risposta dipende dai documenti, dalle informazioni raccolte e dal comportamento complessivo del cliente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Frode fiscale e antiriciclaggio restano piani distinti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le fonti sull’operazione “Black Option” riportano contestazioni per dichiarazione infedele e, nei confronti di uno degli amministratori, per omessa dichiarazione. Non risultano contestazioni pubbliche per riciclaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Descrivere il caso come un’indagine antiriciclaggio attribuirebbe al procedimento un contenuto che le fonti disponibili non documentano. Il suo valore per AML Press riguarda il metodo di lettura delle anomalie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2020 la UIF ha pubblicato gli <a href="https://uif.bancaditalia.it/normativa/norm-indicatori-anomalia/schemi-rappresentativi/Schemi-fiscali-10.11.2020.pdf" target="_blank" rel="noopener">schemi rappresentativi delle operatività connesse agli illeciti fiscali</a>. Il documento affronta fatture per operazioni inesistenti, frodi IVA intracomunitarie, evasione fiscale internazionale e utilizzo indebito di crediti fiscali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il meccanismo contestato a Sassari non coincide direttamente con uno di questi schemi. Mostra però lo stesso terreno operativo: documenti, attività economica e percorso del denaro devono riuscire a raccontare una storia compatibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il criterio che AML Press ha già incontrato nel caso delle presunte società cartiere di Cagliari, dove documentazione economica e flussi finanziari acquistavano significato attraverso il confronto. La contestazione penale appartiene all’autorità giudiziaria. Il soggetto obbligato deve riconoscere le incoerenze, chiedere spiegazioni, acquisire elementi e valutare l’eventuale sospetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La distinzione protegge anche sul piano reputazionale. Individuare un’anomalia significa decidere di approfondire. La prova di un illecito richiede un percorso diverso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lezione AML: quattro tracce da spiegare insieme</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso di Sassari consegna una regola operativa concreta. Per comprendere l’attività di un’impresa commerciale occorre mettere in relazione le vendite registrate, gli incassi elettronici, l’utilizzo del contante e le movimentazioni finanziarie disponibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una differenza tra questi dati può nascere da molte ragioni legittime. La stagionalità sposta gli incassi da un mese all’altro. Più rapporti bancari frammentano i flussi. Una parte della liquidità resta in cassa. Resi, anticipi, dilazioni e condizioni commerciali modificano il rapporto tra vendita e movimento sul conto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La soglia di attenzione sale quando la differenza diventa strutturale, segue uno schema riconoscibile e rimane priva di una ragione economica documentabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’operazione “Black Option”, la Guardia di Finanza riferisce di avere individuato una divergenza sistematica collegata alla modalità di pagamento e di averla ricostruita transazione per transazione attraverso i dati acquisiti dai sistemi informatici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il procedimento giudiziario dovrà stabilire le responsabilità delle persone coinvolte. La lezione AML riguarda ciò che accade prima: qualcuno mette accanto informazioni disperse e si accorge che smettono di combaciare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una vendita lascia tracce in luoghi diversi. Il registratore telematico conserva il dato fiscale. Il POS registra il pagamento elettronico. Il conto mostra soltanto il denaro che vi transita. Il contante acquista significato quando il suo peso viene confrontato con il settore, il volume dell’attività e i ricavi conosciuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il segnale decisivo nasce dalla distanza tra la storia economica dichiarata e quella ricostruibile attraverso i flussi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Bari, gioco e antiriciclaggio: i rischi tra contante, ticket e società</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paul Fasciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un ticket può attestare una vincita autentica. Il problema comincia quando chi ha effettuato la giocata, chi possiede il titolo e chi si presenta per riscuotere la somma non coincidono. È uno dei punti che rende il rapporto tra gioco e antiriciclaggio particolarmente delicato: il denaro può cambiare rapidamente forma e acquistare una spiegazione documentale [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Un ticket può attestare una vincita autentica. Il problema comincia quando chi ha effettuato la giocata, chi possiede il titolo e chi si presenta per riscuotere la somma non coincidono. È uno dei punti che rende il rapporto tra <strong>gioco e antiriciclaggio</strong> particolarmente delicato: il denaro può cambiare rapidamente forma e acquistare una spiegazione documentale apparentemente coerente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 13 luglio 2026 un’indagine coordinata dalla Procura di Bari ha portato all’esecuzione di 23 misure cautelari nell’ambito di un procedimento riguardante il settore delle sale giochi e delle videolottery. Le fonti giornalistiche che hanno seguito la conferenza stampa della Procura riferiscono sequestri per oltre 60 milioni di euro e 116 persone complessivamente indagate. Le contestazioni comprendono, a vario titolo, associazione per delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio, violenza privata, peculato, bancarotta fraudolenta e reati tributari. Si tratta di ipotesi accusatorie ancora sottoposte all’accertamento giudiziario; le responsabilità delle persone coinvolte non possono quindi considerarsi definitivamente accertate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gioco e antiriciclaggio: l’indagine di Bari segue i flussi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la ricostruzione riportata dagli organi di informazione sulla base dell’attività investigativa e della conferenza stampa del 13 luglio, l’inchiesta riguarda una rete di attività operanti nel settore del gioco e delle scommesse. Il GIP ha disposto anche il sequestro di tredici sale videolottery e due sale giochi. ANSA riferisce che, secondo l’accusa, alcune attività sarebbero state utilizzate per il riciclaggio di proventi illeciti. RaiNews ha riportato inoltre che l’indagine avrebbe ricostruito un sistema esteso nel territorio barese attraverso sale slot, esercizi commerciali e apparecchi da gioco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È importante fermarsi qui sul piano giudiziario. L’esistenza di sale giochi, società collegate o consistenti volumi di attività non costituisce di per sé un’anomalia antiriciclaggio. La lezione AML nasce dal modo in cui persone, operazioni e flussi finanziari vengono messi in relazione. Nel comparto del gioco il presidio deve essere capace di ricostruire chi effettua l’operazione, chi beneficia economicamente delle somme e se i movimenti osservati sono coerenti con il comportamento del cliente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ticket vincenti e contante: quando cambia il beneficiario</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei meccanismi descritti nelle cronache dell’indagine riguarda la presunta compravendita di ticket vincenti. Secondo ANSA, titoli derivanti da vincite effettivamente realizzate da alcuni giocatori sarebbero stati ceduti in cambio di denaro e successivamente utilizzati da altri soggetti. La Repubblica, nel resoconto della conferenza stampa, riferisce che l’indagine avrebbe ricostruito numerose operazioni relative a ticket e vincite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto richiede precisione. Un ticket può documentare una vincita autentica anche quando cambia possessore. Se viene ceduto a una persona diversa dal giocatore, quel documento può però fornire all’acquirente una giustificazione apparente per la somma successivamente riscossa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo scarto a interessare l’antiriciclaggio. Occorre poter ricostruire chi abbia giocato, chi abbia ceduto il titolo, chi lo abbia presentato all’incasso e, quando rilevante, da dove provengano le risorse utilizzate per acquisirlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il contante rende questa ricostruzione più difficile, senza costituire da solo una prova di illecito. Nel meccanismo ipotizzato dagli investigatori, il giocatore avrebbe ricevuto denaro per la cessione del ticket, mentre un soggetto diverso avrebbe successivamente riscosso il titolo. Il significato AML deriva quindi dall’insieme delle operazioni e dalla loro coerenza economica, non dalla semplice presenza del contante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Società e titolare effettivo: capire chi esercita il controllo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’inchiesta riguarda anche un’articolazione di imprese attive nel settore del gioco. Questo dato non dimostra che le società fossero state costituite per nascondere la proprietà o il controllo e non va interpretato in questo senso. ANSA riferisce però che l’attività investigativa avrebbe interessato numerose imprese collegate alla gestione delle sale e degli apparecchi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per l’antiriciclaggio il tema apre una questione più generale: conoscere la denominazione di una società non sempre permette di capire chi sia la persona fisica che ne beneficia o la controlla in ultima istanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il D.Lgs. 231/2007 individua nel <strong>titolare effettivo</strong> la persona fisica, diversa dal cliente, nel cui interesse ultimo viene instaurato il rapporto o compiuta l’operazione. Quando il cliente è una società, i criteri previsti dall’articolo 20 permettono di risalire alla titolarità attraverso proprietà, controllo e, nei casi residuali previsti dalla legge, poteri di rappresentanza legale, amministrazione o direzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’esistenza di più società non rappresenta quindi un’anomalia. L’approfondimento diventa rilevante quando l’assetto rende difficile comprendere chi controlli effettivamente l’attività, quando ricorrono gli stessi soggetti in imprese formalmente separate o quando i rapporti economici tra società non trovano una spiegazione coerente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il settore del gioco ha presìdi AML specifici</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il D.Lgs. 231/2007 dedica l’intero Titolo IV ai prestatori di servizi di gioco. La disciplina distingue concessionari, distributori, esercenti, operazioni di gioco e videolottery e prevede obblighi specifici con modalità che cambiano a seconda del canale e dell’attività svolta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i concessionari assume particolare rilievo anche il controllo della rete attraverso la quale vengono offerti i servizi. È un punto che la UIF considera concreto, non teorico. Nel dicembre 2025 l’Unità ha organizzato un seminario dedicato proprio alla “collaborazione attiva dei prestatori di servizi di gioco”, con la partecipazione di MEF, Guardia di Finanza, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e operatori del settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Rapporto annuale sull’attività svolta nel 2025, la UIF segnala criticità nel contributo delle reti fisiche al processo di segnalazione e richiama l’importanza di sistemi capaci di cogliere collegamenti operativi non giustificati tra giocatori o fra giocatori e punti vendita. Il documento insiste inoltre sul miglioramento del monitoraggio transazionale e sulla qualità della collaborazione attiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo non significa che la presenza di contante, ticket o strutture societarie complesse faccia scattare automaticamente una “adeguata verifica rafforzata”. Le misure rafforzate hanno un preciso significato tecnico e sono collegate a situazioni di rischio elevato. Quegli elementi possono concorrere alla valutazione del rischio; serve poi l’esame concreto dell’operatività.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Videolottery e operazioni anomale: cosa indica la UIF</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Provvedimento UIF del 12 maggio 2023</strong>, applicabile dal 1° gennaio 2024, dedica specifici indicatori anche al settore del gioco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per le videolottery, il sub-indice 23.13 considera una situazione meritevole di attenzione l’inserimento di banconote nell’apparecchio seguito dall’assenza di giocate o da puntate minime, dalla rinuncia al gioco e dalla successiva richiesta di incasso mediante il ticket prodotto dalla VLT. Lo stesso gruppo di indicatori contempla altre operatività particolari, comprese modalità concertate di partecipazione al gioco e comportamenti anomali collegati a titoli e vincite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un indicatore di anomalia non equivale a una prova di riciclaggio. Serve ad attirare l’attenzione dell’operatore su un comportamento che, letto insieme ad altre informazioni, può richiedere un approfondimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una distinzione importante nel caso di Bari. L’indagine giudiziaria riguarda fatti e responsabilità specifiche ancora da accertare; il Provvedimento UIF offre invece una chiave generale per comprendere perché determinati comportamenti nel gaming possano avere rilevanza sotto il profilo preventivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’anomalia acquista peso quando diversi elementi si combinano: giocate minime rispetto alle somme introdotte, riscossioni non coerenti con l’attività di gioco, ricorrenza degli stessi soggetti, passaggi di ticket o collegamenti non spiegati tra persone e punti vendita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lezione AML: ricostruire il percorso del valore</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso di Bari porta a una conclusione operativa abbastanza concreta. Nel gioco il denaro può passare rapidamente dal contante al credito di gioco e dal credito a un ticket presentabile all’incasso. Quando giocatore, possessore del titolo e soggetto che riscuote non coincidono, diventa importante poter ricostruire il percorso e valutarne la coerenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso vale sul piano societario. Più imprese possono appartenere alla medesima struttura economica per ragioni del tutto legittime. L’attenzione aumenta quando diventa difficile comprendere chi eserciti il controllo, perché determinate società effettuino operazioni fra loro o chi rappresenti il beneficiario finale dei flussi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro antiriciclaggio consiste proprio nel tenere insieme questi elementi. Identità, comportamento di gioco, movimentazioni, contante, titoli riscossi, relazioni tra soggetti e assetto societario forniscono informazioni differenti sullo stesso fenomeno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso giudiziario resta nelle mani dei magistrati. Per chi opera nella prevenzione AML, la domanda è più circoscritta: il percorso economico osservato è ricostruibile e coerente con le persone e le attività che vi partecipano? Quando quella ricostruzione presenta vuoti o contraddizioni, esiste materia per approfondire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La correzione segue quindi il punto centrale emerso dalla verifica: <strong>ticket autentico, giocatore effettivo e soggetto che riscuote sono concetti distinti</strong>, ed è proprio la loro eventuale discordanza a dare valore alla lezione antiriciclaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Foggia, auto rubate e autoriciclaggio: quando il valore rientra nell’economia</title>
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					<description><![CDATA[Un’automobile viene rubata, smontata e trasformata in una serie di componenti. Quei ricambi possono essere trasferiti, stoccati e rimessi in circolazione. In un passaggio successivo, secondo la ricostruzione degli investigatori, parte dei proventi della filiera sarebbe stata utilizzata per acquistare nuove automobili formalmente destinate a un’attività di noleggio. È questo secondo movimento a rendere particolarmente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un’automobile viene rubata, smontata e trasformata in una serie di componenti. Quei ricambi possono essere trasferiti, stoccati e rimessi in circolazione. In un passaggio successivo, secondo la ricostruzione degli investigatori, parte dei proventi della filiera sarebbe stata utilizzata per acquistare nuove automobili formalmente destinate a un’attività di noleggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo secondo movimento a rendere particolarmente interessante, dal punto di vista antiriciclaggio, un’indagine condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Foggia. Il 31 luglio 2026 la Guardia di Finanza ha eseguito 13 misure cautelari nei confronti di persone indagate, a vario titolo, per associazione per delinquere finalizzata al furto aggravato di autovetture, ricettazione, riciclaggio e autoriciclaggio. Dieci indagati sono stati posti agli arresti domiciliari; per gli altri sono state disposte misure non custodiali. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e le responsabilità dovranno essere accertate definitivamente in sede giudiziaria.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dalle auto rubate ai ricambi: come cambia forma il valore</h3>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Secondo la Guardia di Finanza, l’organizzazione ipotizzata dagli investigatori avrebbe avuto una precisa divisione dei compiti tra un gruppo attivo nell’area di Bitonto, nel Barese, e uno operante a Cerignola, in provincia di Foggia. Al primo sarebbe stata affidata la fase dei furti. Le vetture venivano poi rapidamente smontate in aree rurali isolate. Il gruppo di Cerignola avrebbe invece gestito trasporto delle parti, deposito e distribuzione dei componenti, che secondo la ricostruzione investigativa sarebbero stati consegnati anche ad autodemolitori incaricati della successiva immissione nel mercato nero dei ricambi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista economico, il passaggio è interessante: il valore concentrato in un’automobile viene distribuito tra numerosi beni differenti. Telaio, motore, componenti meccaniche ed elettroniche possono seguire percorsi separati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo non significa che ogni attività di smontaggio o trasferimento descritta nell’indagine debba essere automaticamente qualificata come riciclaggio. Il comunicato riferisce contestazioni formulate <strong>“a vario titolo”</strong> e non consente di stabilire quale fattispecie sia stata attribuita a ciascuna singola condotta e a ciascun indagato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Riciclaggio e autoriciclaggio: la differenza parte dal reato presupposto</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La distinzione è importante anche sul piano giuridico. Il riciclaggio, disciplinato dall’articolo 648-bis del Codice penale, riguarda chi, fuori dai casi di concorso nel reato presupposto, sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità di provenienza delittuosa, oppure compie su di essi altre operazioni in modo da ostacolare l’identificazione della loro origine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’autoriciclaggio riguarda invece chi ha commesso o concorso a commettere il reato dal quale quelle disponibilità provengono e successivamente impiega, sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fattispecie è stata introdotta dalla Legge 15 dicembre 2014, n. 186, attraverso l’articolo 648-ter.1 del Codice penale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il discrimine principale, quindi, riguarda il rapporto dell’autore con il reato che ha prodotto quelle disponibilità: nel riciclaggio interviene un soggetto estraneo al reato presupposto; nell’autoriciclaggio interviene chi quel reato lo ha commesso o vi ha concorso. Nel sistema preventivo del D.Lgs. 231/2007 la nozione di riciclaggio utilizzata ai fini degli obblighi AML è invece più ampia e comprende anche le condotte di autoriciclaggio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le nuove automobili destinate al noleggio</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio qui l’indagine di Foggia entra pienamente nel terreno dell’autoriciclaggio. Secondo il comunicato ufficiale della Guardia di Finanza, parte dei proventi illeciti sarebbe stata reimpiegata dal presunto promotore dell’associazione nell’acquisto di nuove autovetture formalmente destinate a un’attività di noleggio. La ricostruzione investigativa attribuisce all’operazione la capacità di ostacolare l’identificazione dell’origine delittuosa delle somme e di reinserirle nel circuito economico legale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un’ipotesi accusatoria che dovrà essere verificata nel procedimento. Il meccanismo descritto consente però di capire bene il problema AML.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il bene acquistato alla fine del percorso può essere perfettamente ordinario. Una vettura nuova destinata al noleggio non presenta, in sé, alcuna anomalia. L’attenzione si sposta sulla provenienza delle risorse utilizzate per acquistarla e sulla loro coerenza con la situazione economica del soggetto che effettua l’investimento.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Quando un investimento normale richiede un approfondimento</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Acquistare automobili, ampliare una flotta aziendale o investire in un’attività di noleggio sono operazioni comuni. Il controllo antiriciclaggio non parte dalla presunzione che un investimento sia illecito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione emerge quando importo, attività dichiarata, capacità economica e provenienza delle disponibilità presentano elementi difficili da conciliare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i soggetti obbligati diventa allora rilevante verificare se l’operazione sia coerente con il profilo economico del cliente, se i fondi abbiano una provenienza comprensibile e se le modalità con le quali vengono movimentati trovino una spiegazione ragionevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La UIF chiarisce che il sospetto nasce dalla valutazione complessiva delle informazioni disponibili e che l’analisi finanziaria serve anche a ricostruire collegamenti soggettivi, operatività e percorso dei flussi. Non esiste quindi un automatismo per cui un acquisto economicamente anomalo determini da solo una segnalazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il riciclaggio non riguarda soltanto il denaro</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso foggiano aiuta anche a uscire da un’immagine molto comune del riciclaggio: quella di denaro che passa necessariamente attraverso conti bancari, società estere e bonifici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le norme penali parlano espressamente di <strong>denaro, beni o altre utilità</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella ricostruzione investigativa del caso pugliese la sequenza può essere rappresentata, con la necessaria cautela, così: bene rubato, componenti, distribuzione nel mercato illecito, provento e possibile nuovo bene aziendale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le fonti pubbliche non ricostruiscono il percorso contabile di ogni singola somma e non consentono quindi di stabilire una corrispondenza puntuale tra ogni ricambio ceduto e ogni automobile successivamente acquistata. Il meccanismo generale contestato dagli investigatori mostra però come il valore possa cambiare ripetutamente forma durante il percorso.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La lezione AML: la domanda resta da dove arriva il valore</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L’indagine di Foggia è ancora in corso e la qualificazione delle singole condotte appartiene all’autorità giudiziaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La lezione antiriciclaggio può però essere isolata senza anticipare alcun giudizio: quando un valore entra in un’attività economica, la forma apparentemente lecita dell’investimento finale non racconta necessariamente la sua provenienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’automobile nuova acquistata per il noleggio è un normale bene aziendale. Diventa meritevole di approfondimento soltanto quando altri elementi fanno emergere una possibile incoerenza tra l’investimento, la capacità economica e l’origine delle risorse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso di Foggia rende visibile un passaggio che il linguaggio finanziario tende a lasciare sullo sfondo: il riciclaggio può riguardare beni materiali e trasformazioni patrimoniali senza cominciare da un conto corrente. Quando il provento assume l’aspetto di un normale investimento aziendale, resta decisiva la domanda sulla sua provenienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Cagliari, fatture per operazioni inesistenti: i segnali di rischio delle presunte società cartiere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paul Fasciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Antiriciclaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Cagliari]]></category>
		<category><![CDATA[Controlli Antiriciclaggio]]></category>
		<category><![CDATA[D.Lgs. 231/2007]]></category>
		<category><![CDATA[fatture per operazioni inesistenti]]></category>
		<category><![CDATA[Frode fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[Guardia di Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[indicatori di anomalia]]></category>
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		<category><![CDATA[pagamenti in contanti]]></category>
		<category><![CDATA[Riciclaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società cartiere]]></category>
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					<description><![CDATA[Il punto da osservare è in alcune fatture. Descrizioni generiche, beni compravenduti che non risultano specificati, pagamenti annotati in contanti senza un corrispondente riscontro bancario. Sono gli elementi che la Guardia di Finanza di Cagliari ha messo a confronto per ricostruire un presunto sistema di frode fiscale che offre anche una lezione utile sui controlli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il punto da osservare è in alcune fatture. Descrizioni generiche, beni compravenduti che non risultano specificati, pagamenti annotati in contanti senza un corrispondente riscontro bancario. Sono gli elementi che la <strong>Guardia di Finanza di Cagliari h</strong>a messo a confronto per ricostruire un presunto sistema di frode fiscale che offre anche una lezione utile sui controlli antiriciclaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 22 agosto 2026 i Finanzieri del Comando Provinciale di Cagliari hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo disposto dal GIP del Tribunale, su richiesta della Procura, per circa 160.000 euro. Secondo l’ipotesi investigativa, riferita alla fase delle indagini preliminari, una società con sede a Cagliari avrebbe utilizzato tra il 2019 e il 2021 <strong>fatture per operazioni inesistenti per oltre 345.000 euro</strong>, provenienti da undici imprese che gli investigatori ritengono riconducibili al modello delle cosiddette “cartiere”. Le contestazioni dovranno essere verificate nel procedimento e vale, come sempre, la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’indagine di Cagliari mette a confronto fatture e movimenti finanziari</h2>



<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Secondo quanto comunicato dalla Guardia di Finanza, <strong>le undici imprese avevano sede in Lombardia, Lazio e Toscana.</strong> Gli investigatori le ritengono prive di una reale struttura aziendale e riferiscono che erano destinatarie di provvedimenti di chiusura d’ufficio dell’Agenzia delle Entrate perché considerate di fatto inattive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’attività investigativa ha riguardato <strong>centinaia di documenti fiscali,</strong> confrontati con i relativi flussi finanziari. Le fatture esaminate avrebbero presentato indicazioni generiche e descrizioni non sufficientemente precise dei beni oggetto delle operazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato interessante, dal punto di vista <strong>antiriciclaggio</strong>, è proprio il confronto tra ciò che compare nei documenti e ciò che accade al denaro. Una fattura può apparire formalmente corretta; la sua attendibilità cambia quando attività della controparte, struttura aziendale, beni indicati e modalità di pagamento non trovano riscontri coerenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricostruzione essenziale dell’indagine è stata riportata anche da <a href="https://www.rainews.it/tgr/sardegna/articoli/2026/08/fatture-false-nei-guai-imprenditore-cagliaritano-8263978b-be67-407f-9eb2-c9d7c05ceeb3.html" target="_blank" rel="noopener">RaiNews</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa sono le società cartiere e perché interessano l’antiriciclaggio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>UIF</strong>, l’<strong>Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia</strong> istituita presso la Banca d’Italia, ha dedicato uno specifico studio alle società cartiere. Nel <a href="https://uif.bancaditalia.it/pubblicazioni/quaderni/2020/quaderno-15-2020/index.html" target="_blank" rel="noopener">Quaderno dell’Antiriciclaggio n. 15</a>, queste realtà vengono analizzate come imprese che emettono fatture per operazioni inesistenti, utilizzabili da altre aziende per contabilizzare costi fittizi, evadere imposte, riciclare disponibilità o perseguire altri fini illeciti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fra le caratteristiche ricorrenti riscontrate nello studio compaiono strutture operative deboli, costi del personale ridotti o assenti e grandezze economiche poco coerenti con l’attività dichiarata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno di questi elementi, isolatamente, consente però di qualificare un’impresa come cartiera. Una società con pochi dipendenti può avere ragioni del tutto legittime per operare in quel modo. Il problema emerge quando più elementi anomali si concentrano nella stessa operatività e non trovano una spiegazione economica coerente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Fatture generiche e pagamenti senza riscontro bancario: cosa osservare</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nel caso esaminato a Cagliari, la Guardia di Finanza riferisce che soltanto una quota minima delle operazioni formalmente regolate mediante bonifico avrebbe consentito di riscontrare con certezza l’effettivo pagamento. La maggior parte delle fatture risultava invece annotata come pagata in contanti. Questo non consente, da solo, di affermare l’esistenza di un illecito. Sposta però l’attenzione sulla possibilità di verificare ciò che i documenti raccontano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’analisi antiriciclaggio <strong>meritano quindi maggiore attenzione le imprese con una struttura scarsamente coerente rispetto all’attività dichiarata</strong>, le controparti inattive, la documentazione commerciale generica e i pagamenti dei quali risulta difficile verificare l’effettiva esecuzione. Il principio è semplice nella sua applicazione pratica: fattura, merce, attività della controparte e pagamento dovrebbero potersi leggere insieme. Quando le informazioni cominciano a divergere, aumenta la necessità di approfondimento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Anche il contante sotto soglia può richiedere attenzione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La comunicazione relativa all’indagine riferisce che i pagamenti contestati risultavano formalmente effettuati al di sotto dei limiti previsti dalla normativa sul contante applicabile nei diversi periodi. È un dettaglio importante perché il rispetto della soglia non esaurisce la valutazione antiriciclaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’articolo 35 del <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2007-11-21;231~art35=" target="_blank" rel="noopener">D.Lgs. 231/2007</a> prevede infatti che il ricorso frequente o ingiustificato a operazioni in contante possa concorrere alla valutazione del sospetto anche quando le singole operazioni restano sotto il limite previsto dall’articolo 49. Le soglie, inoltre, non sono rimaste identiche negli anni interessati dall’indagine: nel 2019 e fino al 30 giugno 2020 il limite era di 3.000 euro; dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021 scese a 2.000 euro. Oggi il divieto generale riguarda trasferimenti in contanti di importo complessivamente pari o superiore a 5.000 euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La normativa considera inoltre il <strong>possibile frazionamento artificioso</strong>: suddividere un trasferimento unitario in più pagamenti inferiori alla soglia non consente automaticamente di sottrarsi ai limiti previsti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Frode fiscale e riciclaggio: il collegamento va trattato con precisione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’indagine cagliaritana, sulla base delle informazioni pubblicamente disponibili, riguarda un’ipotesi di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Non sarebbe corretto trasformarla in un procedimento per riciclaggio se tale contestazione non emerge dalle fonti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il collegamento con l’antiriciclaggio riguarda invece il meccanismo generale. L’esperienza analizzata dalla UIF mostra che false fatturazioni, trasferimenti tra soggetti collegati e successive movimentazioni del denaro possono essere utilizzati anche all’interno di strutture capaci di rendere più <strong>difficile ricostruire origine e destinazione delle disponibilità</strong>. Nel procedimento di Cagliari la Guardia di Finanza ha inoltre riferito il rinvenimento di oltre 100.000 euro in contanti in una cassaforte presso l’abitazione dell’indagato e il sequestro di più di 58.000 euro di disponibilità riconducibili alla società.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le informazioni rese pubbliche non consentono però di stabilire quale specifico rapporto probatorio sia stato ricostruito tra quel denaro, le fatture contestate e i singoli pagamenti. I diversi elementi vanno quindi mantenuti distinti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lezione antiriciclaggio: verificare la coerenza dell’operatività</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per banche, intermediari, professionisti e altri soggetti obbligati, il caso offre soprattutto un’indicazione pratica: difficilmente un singolo elemento racconta l’intera storia. Una fattura poco dettagliata può dipendere da una gestione amministrativa approssimativa. Una società può avere pochissimi dipendenti. Un pagamento può essere effettuato legittimamente in contanti. Una controparte può avere sede in un’altra regione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La valutazione cambia quando più caratteristiche si presentano contemporaneamente e l’insieme non appare coerente con l’attività economica dichiarata. La stessa UIF precisa che indicatori e modelli di anomalia non devono essere utilizzati come automatismi. <strong>La presenza di uno o più elementi sospetti richiede una valutazione complessiva</strong> delle informazioni disponibili prima di stabilire se ricorrano i presupposti per una segnalazione di operazione sospetta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Documentazione commerciale, attività effettivamente svolta, struttura delle controparti e percorso del denaro devono quindi essere confrontati. Se fatture, attività dichiarata e pagamenti non coincidono, il soggetto obbligato dispone di elementi per approfondire l’operatività e valutare, sulla base delle informazioni disponibili, l’eventuale obbligo di segnalazione.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Contrabbando di liquori tra Napoli e Caserta: maxi evasione e segnalazione antiriciclaggio del notaio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Zaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Antiriciclaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Riciclaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[Un'inchiesta della Guardia di Finanza di Napoli, coordinata dalla Procura di Napoli Nord, ha portato alla luce un sofisticato sistema di contrabbando di prodotti alcolici, bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio tra le province di Napoli e Caserta. Al centro dello schema, quattro fratelli originari di Calvizzano, accusati di aver frodato l'erario per circa cinquanta milioni di euro grazie a un articolato meccanismo di società di comodo, prestanome e false fatturazioni. Determinante, per l'avvio delle indagini, la segnalazione di operazione sospetta trasmessa da un notaio nell'ambito degli obblighi previsti dalla normativa antiriciclaggio.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Un&#8217;inchiesta della Guardia di Finanza di Napoli, coordinata dalla Procura di Napoli Nord, ha portato alla luce un sofisticato sistema di contrabbando di prodotti alcolici, bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio tra le province di Napoli e Caserta. Al centro dello schema, quattro fratelli originari di Calvizzano, accusati di aver frodato l&#8217;erario per circa cinquanta milioni di euro grazie a un articolato meccanismo di società di comodo, prestanome e false fatturazioni. Determinante, per l&#8217;avvio delle indagini, la segnalazione di operazione sospetta trasmessa da un notaio nell&#8217;ambito degli obblighi previsti dalla normativa antiriciclaggio.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Lo schema di frode tra bancarotte seriali e prestanome compiacenti</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;indagine ha ricostruito un <strong>modello di frode fiscale</strong> fondato sulla creazione ciclica e sulla successiva spoliazione di società operanti nel settore della distillazione e della distribuzione di alcolici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I quattro fratelli, indicati come i reali dominus dell&#8217;attività, avrebbero gestito un vero e proprio <strong>risiko societario</strong>: dopo aver svuotato le aziende di liquidità ed evaso accise e IVA, le facevano fallire per poi riacquistarle a prezzi irrisori, intestandole formalmente a mogli e a soggetti compiacenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo modo, davanti al Fisco gli indagati risultavano <strong>nullatenenti</strong>, mentre nelle loro abitazioni i militari hanno sequestrato circa duecentomila euro in contanti, impacchettati e segnati, oltre a Rolex e altri beni di lusso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo schema configura tutti gli elementi tipici della <strong>bancarotta fraudolenta reiterata</strong>, finalizzata a sottrarre risorse all&#8217;erario e ai creditori, con il riutilizzo dei medesimi asset aziendali in capo a nuove società formalmente distinte, ma sostanzialmente controllate dagli stessi soggetti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ruolo del notaio e la segnalazione antiriciclaggio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un elemento centrale dell&#8217;inchiesta riguarda il contributo determinante fornito da un <strong>notaio</strong> che, nell&#8217;esercizio degli obblighi previsti dal <strong>D.Lgs. 231/2007</strong>, ha trasmesso una <strong>segnalazione di operazione sospetta</strong> alla UIF.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A insospettire il professionista fu il silenzio di un nuovo amministratore in merito alla <strong>provenienza delle somme</strong> destinate all&#8217;acquisto della distilleria, unito a una serie di <strong>indicatori di anomalia</strong> coerenti con una possibile interposizione fittizia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo episodio conferma come l&#8217;attività dei <strong>professionisti destinatari degli obblighi antiriciclaggio</strong>, e in particolare di notai e commercialisti, rappresenti un <strong>presidio fondamentale per intercettare flussi finanziari illeciti</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<strong>adeguata verifica della clientela</strong>, la valutazione della coerenza economica delle operazioni e la corretta gestione delle segnalazioni costituiscono strumenti decisivi per la <strong>prevenzione del riciclaggio di denaro</strong> e per il contrasto ai reati fiscali a monte.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Contrabbando di prodotti alcolici ed evasione delle accise</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore dell&#8217;attività illecita riguarda il <strong>contrabbando di alcolici</strong> e l&#8217;<strong>evasione delle accise</strong>, settore particolarmente esposto al rischio di frode a causa dell&#8217;elevata incidenza fiscale sui prodotti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la ricostruzione investigativa, la società coinvolta era riuscita a imporsi come <strong>leader nazionale nella distribuzione di alcol, liquori e vino</strong> grazie a prezzi fuori mercato, resi possibili proprio dal mancato versamento di <strong>IVA e accise</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una precedente indagine aveva inoltre evidenziato l&#8217;utilizzo di <strong>alcool denaturato</strong>, originariamente destinato all&#8217;uso industriale e alla produzione di disinfettanti, per la fabbricazione di liquori, amari e vini venduti a prezzi notevolmente inferiori a quelli di mercato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tali condotte configurano, oltre alle violazioni tributarie, profili di <strong>frode in commercio</strong> e di pericolo per la salute dei consumatori, ampliando il perimetro del disvalore penale dell&#8217;intera operazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i reati contestati figurano, in posizione centrale, l&#8217;<strong>autoriciclaggio</strong> e il <strong>trasferimento fraudolento di valori</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I proventi dell&#8217;evasione fiscale e del contrabbando sarebbero stati reimmessi nel circuito economico attraverso <strong>operazioni societarie</strong>, <strong>intestazioni fittizie</strong> e acquisti di beni mobili e immobili, con l&#8217;effetto di ostacolare concretamente l&#8217;identificazione dell&#8217;<strong>origine illecita dei capitali</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intestazione di quote societarie e di patrimoni a familiari e prestanome è una delle <strong>tipologie di anomalia più ricorrenti negli indicatori UIF</strong> e rappresenta una delle modalità tipiche di occultamento della <strong>titolarità effettiva</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo quadro emerge anche la responsabilità di due <strong>commercialisti</strong>, indicati come gli architetti fiscali del sistema, ai quali è stata applicata la <strong>misura interdittiva dall&#8217;esercizio della professione</strong> per un anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso evidenzia come la collaborazione di <strong>professionisti infedeli</strong> costituisca un fattore moltiplicatore del rischio di riciclaggio e renda ancor più necessari controlli interni rigorosi nelle realtà societarie complesse.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le misure cautelari e il sequestro patrimoniale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla base degli elementi raccolti, il <strong>GIP</strong> ha disposto <strong>nove misure cautelari</strong>: quattro <strong>arresti domiciliari</strong> per i fratelli ritenuti vertici dell&#8217;organizzazione, tre <strong>divieti di dimora</strong> nelle province di Napoli e Caserta per i prestanome utilizzati nelle compagini societarie, e l&#8217;<strong>interdizione professionale</strong> per i due commercialisti coinvolti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parallelamente, è stato eseguito un <strong>decreto di sequestro preventivo</strong> per un valore di circa 1,7 milioni di euro, comprensivo di disponibilità finanziarie, quote societarie, beni mobili e immobili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i beni sigillati figurano una <strong>distilleria a Pastorano</strong> e una succursale a <strong>Capodrise</strong>, in provincia di Caserta, oltre ad auto di pregio e a una significativa collezione di orologi di lusso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;azione di <strong>aggressione patrimoniale</strong> rappresenta uno strumento cardine nelle indagini di criminalità economica, in quanto consente di colpire la disponibilità effettiva dei <strong>proventi illeciti</strong> e di interrompere la circolazione dei capitali di origine fraudolenta.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Compliance antiriciclaggio e presunzione di innocenza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel rispetto del principio della <strong>presunzione di innocenza</strong>, le responsabilità penali degli indagati potranno essere accertate soltanto con sentenza definitiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vicende come quella in esame, tuttavia, restituiscono con chiarezza il valore strategico della <strong>compliance antiriciclaggio</strong> e della <strong>cultura della segnalazione</strong> all&#8217;interno delle categorie professionali destinatarie degli obblighi normativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tempestiva trasmissione di una <strong>SOS</strong> da parte di un notaio attento agli indicatori di anomalia ha permesso di disinnescare un meccanismo fraudolento radicato e di lunga durata, dimostrando come la collaborazione attiva tra <strong>professionisti, intermediari finanziari e Guardia di Finanza</strong> sia oggi la leva più efficace nella prevenzione del riciclaggio di denaro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Investire in <strong>adeguata verifica della clientela</strong>, formazione continua, <strong>presidi organizzativi</strong> e procedure interne non rappresenta soltanto un adempimento formale, ma una <strong>garanzia di tutela per le imprese sane</strong> e per l&#8217;integrità complessiva del sistema economico finanziario.</p>
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		<title>Benevento, controlli antiriciclaggio: tre professionisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Zaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Antiriciclaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Riciclaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel quadro delle attività di contrasto al riciclaggio di denaro, i controlli sui soggetti obbligati assumono un ruolo strategico. Un'operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Benevento ha portato alla luce significative irregolarità a carico di tre professionisti, evidenziando ancora una volta quanto sia centrale il pieno rispetto degli obblighi previsti dalla normativa antiriciclaggio per la tutela dell'integrità del sistema economico e finanziario.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Nel quadro delle attività di contrasto al riciclaggio di denaro, i controlli sui soggetti obbligati assumono un ruolo strategico. Un&#8217;operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Benevento ha portato alla luce significative irregolarità a carico di tre professionisti, evidenziando ancora una volta quanto sia centrale il pieno rispetto degli obblighi previsti dalla normativa antiriciclaggio per la tutela dell&#8217;integrità del sistema economico e finanziario.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Controlli antiriciclaggio a Benevento: l&#8217;attività ispettiva della Guardia di Finanza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;operazione si inserisce nel solco di una più ampia strategia di verifica condotta dal <strong>Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Benevento</strong>, attraverso i militari specializzati della <strong>Sezione Tutela Economia del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<strong>attività ispettiva</strong> è stata orientata al riscontro del corretto adempimento delle disposizioni antiriciclaggio da parte dei <strong>soggetti tenuti agli obblighi di segnalazione</strong>, categoria nella quale rientrano numerose figure professionali del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le verifiche, condotte con <strong>approccio basato sul rischio</strong>, hanno consentito di concentrare l&#8217;attenzione su soggetti la cui operatività poteva risultare maggiormente esposta a fenomeni di <strong>opacità nei flussi finanziari</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esito dei controlli ha permesso di accertare numerosi inadempimenti alle prescrizioni imposte dal <strong>D.Lgs. 231/2007</strong> a carico di tre professionisti, evidenziando criticità strutturali nella gestione degli <strong>adempimenti AML</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di un&#8217;azione coerente con le linee guida dell&#8217;<strong>Unità di Informazione Finanziaria per l&#8217;Italia</strong>, che individua nei professionisti uno dei nodi più sensibili del sistema di <strong>prevenzione del riciclaggio di denaro</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Adeguata verifica della clientela: obblighi e sanzioni per i professionisti</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le violazioni contestate ai professionisti beneventani figura, in primo luogo, l&#8217;inosservanza degli <strong>obblighi di adeguata verifica della clientela</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di un adempimento cardine dell&#8217;impianto normativo antiriciclaggio, che impone ai <strong>soggetti obbligati</strong> di identificare il cliente, verificarne l&#8217;identità sulla base di documenti, dati o informazioni ottenuti da fonti affidabili e indipendenti, nonché di acquisire informazioni sullo scopo e sulla natura del <strong>rapporto professionale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La violazione di tali obblighi è punita con una <strong>sanzione amministrativa pecuniaria</strong> che oscilla da <strong>2.500 a 50.000 euro</strong>, con importi che possono essere significativamente maggiorati in caso di violazioni gravi, ripetute, sistematiche o plurime.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La corretta esecuzione dell&#8217;<strong>adeguata verifica della clientela</strong> rappresenta il primo presidio di prevenzione, perché consente di intercettare fin dall&#8217;origine eventuali <strong>profili di rischio</strong> collegati al cliente, al <strong>titolare effettivo</strong>, all&#8217;operatività richiesta o all&#8217;area geografica di riferimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua omissione vanifica gran parte dell&#8217;efficacia dell&#8217;intero <strong>sistema antiriciclaggio</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Segnalazione delle operazioni sospette: il presidio centrale del sistema AML</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La seconda violazione accertata dai militari delle <strong>Fiamme Gialle</strong> riguarda l&#8217;inadempimento degli <strong>obblighi di segnalazione delle operazioni sospette</strong>, una condotta sanzionata in misura assai più severa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>sanzione amministrativa pecuniaria</strong> prevista oscilla infatti da <strong>30.000 a 300.000 euro</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>segnalazione di operazioni sospette</strong>, comunemente nota con l&#8217;acronimo <strong>SOS</strong>, costituisce il canale informativo principale attraverso il quale i soggetti obbligati comunicano alla <strong>UIF</strong> le operazioni sulle quali sussistono fondati motivi di sospettare che siano in corso, o siano state compiute o tentate, operazioni di <strong>riciclaggio</strong> o di <strong>finanziamento del terrorismo</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<strong>omessa segnalazione</strong> non rappresenta una semplice mancanza formale, ma compromette in modo diretto la capacità dello Stato di intercettare i <strong>flussi finanziari illeciti</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il professionista che non assolve a questo obbligo, sia per negligenza che per scelta consapevole, si pone come <strong>anello debole della catena di prevenzione</strong>, esponendosi al contempo a una responsabilità sanzionatoria di notevole entità.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I professionisti come soggetti obbligati antiriciclaggio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esito dei controlli effettuati a Benevento richiama l&#8217;attenzione sul ruolo dei <strong>professionisti nell&#8217;architettura del sistema di prevenzione</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La normativa italiana, in coerenza con le <strong>direttive europee antiriciclaggio</strong>, ricomprende tra i soggetti obbligati una platea ampia di figure, tra cui notai, avvocati, dottori commercialisti, esperti contabili, revisori legali e consulenti del lavoro, ciascuno tenuto al rispetto degli <strong>adempimenti antiriciclaggio</strong> nell&#8217;esercizio delle attività indicate dalla legge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di operatori che, per la natura stessa delle prestazioni rese, si trovano spesso in <strong>posizione privilegiata per rilevare anomalie</strong> nei flussi finanziari e nelle operazioni economiche dei clienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio per questo il legislatore ha imposto loro presidi specifici, dalla nomina del <strong>responsabile antiriciclaggio</strong> nelle strutture organizzate, alla <strong>conservazione documentale</strong>, fino alla <strong>formazione continua del personale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>conformità</strong> non si esaurisce dunque nella compilazione di una scheda, ma richiede un&#8217;organizzazione interna strutturata e procedure operative effettivamente applicate.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Trasparenza dei flussi e titolare effettivo: la posta in gioco</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il mancato rispetto degli <strong>adempimenti antiriciclaggio</strong> da parte dei soggetti obbligati produce un effetto a catena particolarmente insidioso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;inosservanza incide direttamente sulla <strong>trasparenza delle operazioni economiche</strong> e rende più difficoltoso, per gli organi di controllo, risalire al <strong>beneficiario effettivo delle operazioni</strong> poste in essere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;identificazione del <strong>titolare effettivo</strong> costituisce uno dei pilastri delle più recenti riforme europee in materia, con l&#8217;introduzione del <strong>Registro dei Titolari Effettivi</strong> e con il pacchetto AML che assegna all&#8217;<strong>AMLA</strong>, la nuova <strong>Autorità europea antiriciclaggio</strong>, un ruolo centrale di vigilanza diretta sui soggetti finanziari ad alto rischio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando l&#8217;<strong>adeguata verifica</strong> viene disattesa o eseguita in modo superficiale, l&#8217;intera struttura di trasparenza vacilla, lasciando spazi di manovra alla <strong>criminalità economica</strong> e alle organizzazioni interessate a <strong>infiltrarsi nell&#8217;economia legale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vicenda di Benevento conferma quanto sia ancora ampio il divario tra la <strong>cornice normativa</strong> e la sua effettiva applicazione sul territorio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Compliance antiriciclaggio e cultura della legalità economica</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;azione condotta dalla <strong>Guardia di Finanza</strong> nel capoluogo sannita non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce in un percorso di rafforzamento dei controlli sul sistema dei <strong>soggetti obbligati antiriciclaggio</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le <strong>sanzioni contestate ai tre professionisti</strong>, che possono raggiungere complessivamente importi molto significativi, costituiscono un richiamo concreto all&#8217;esigenza di investire in <strong>compliance antiriciclaggio</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per studi professionali e operatori del settore, ciò significa adottare <strong>procedure interne robuste</strong>, <strong>strumenti tecnologici di supporto</strong>, <strong>modelli di gestione del rischio</strong> aggiornati e percorsi formativi continui per tutto il personale coinvolto nelle attività sensibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>cultura della legalità economica</strong>, infatti, non si costruisce con la sola previsione di obblighi e sanzioni, ma attraverso la consapevolezza diffusa del valore civile e sistemico di ogni singolo adempimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rispetto della <strong>normativa antiriciclaggio</strong> non è un costo, ma un <strong>investimento strategico nella reputazione</strong>, nella sostenibilità professionale e nella tutela del mercato sano contro le <strong>infiltrazioni criminali</strong>.</p>
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		<title>Ariano Irpino, oltre 170 violazioni antiriciclaggio in un compro oro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Zaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Antiriciclaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Riciclaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[La prevenzione del riciclaggio di denaro rappresenta una delle priorità strategiche per la tutela dell'integrità economico finanziaria del Paese. Un'operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Avellino in un esercizio commerciale del comprensorio di Ariano Irpino ha portato alla luce un quadro di irregolarità sistemiche, con oltre 170 violazioni della normativa antiriciclaggio accumulate nel corso di circa due anni di attività commerciale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>La prevenzione del riciclaggio di denaro rappresenta una delle priorità strategiche per la tutela dell&#8217;integrità economico finanziaria del Paese. Un&#8217;operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Avellino in un esercizio commerciale del comprensorio di Ariano Irpino ha portato alla luce un quadro di irregolarità sistemiche, con oltre 170 violazioni della normativa antiriciclaggio accumulate nel corso di circa due anni di attività commerciale.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;operazione della Guardia di Finanza ad Ariano Irpino</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;attività ispettiva condotta dai militari della Compagnia della <strong>Guardia di Finanza di Avellino</strong> si è concentrata su un esercizio commerciale del settore <strong>compro oro</strong> operante nel comprensorio di <strong>Ariano Irpino</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il controllo, inserito nell&#8217;ambito delle ordinarie <strong>verifiche di polizia economico finanziaria</strong>, ha permesso di accertare un quadro di <strong>irregolarità diffuse e sistematiche</strong>, frutto di una gestione non conforme agli obblighi previsti dalla normativa di settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intervento dimostra come l&#8217;<strong>approccio basato sul rischio</strong> adottato dalle Fiamme Gialle consenta di individuare con efficacia gli operatori più esposti al <strong>rischio di riciclaggio</strong>, in particolare nei settori in cui le <strong>transazioni in contanti</strong> e la movimentazione di beni di valore costituiscono la prassi operativa quotidiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>selezione dei soggetti da sottoporre a verifica</strong> avviene infatti attraverso criteri mirati, volti a colpire i contesti più vulnerabili all&#8217;immissione di <strong>capitali di origine illecita</strong> all&#8217;interno del circuito economico legale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le 170 violazioni alla normativa antiriciclaggio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato che emerge con maggiore evidenza riguarda il numero complessivo delle infrazioni rilevate: <strong>oltre 170 violazioni della normativa antiriciclaggio</strong>, distribuite in un arco temporale di circa due anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di un quadro estremamente significativo, che indica non un episodio sporadico, ma una <strong>modalità operativa consolidata e ripetuta nel tempo</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le contestazioni riguardano in particolare il mancato rispetto degli obblighi di <strong>adeguata verifica della clientela</strong>, della corretta <strong>registrazione delle operazioni</strong> e della conservazione dei dati relativi alle transazioni effettuate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste prescrizioni rappresentano il presidio fondamentale attraverso cui il legislatore garantisce la <strong>tracciabilità delle operazioni nei compro oro</strong>, settore notoriamente esposto al rischio di immissione di <strong>metalli preziosi di provenienza illecita</strong> o di <strong>riciclaggio di capitali</strong> derivanti da attività criminali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;accumulo di così tante violazioni in un periodo così lungo evidenzia anche una <strong>carenza strutturale nei presidi di compliance interna</strong> dell&#8217;esercizio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il quadro normativo: il D.Lgs. 92/2017 e gli obblighi di settore</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le violazioni contestate fanno riferimento al <strong>Decreto Legislativo 25 maggio 2017, n. 92</strong>, che disciplina in modo specifico l&#8217;attività dei <strong>compro oro</strong>, recependo le indicazioni della <strong>normativa europea in materia di prevenzione del riciclaggio</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tale provvedimento, integrato con le disposizioni del <strong>D.Lgs. 231/2007</strong>, impone agli operatori una serie di adempimenti puntuali: l&#8217;<strong>identificazione del cliente</strong>, la registrazione di ogni operazione di compravendita di oggetti preziosi usati, l&#8217;indicazione delle modalità di pagamento, la conservazione documentale e l&#8217;eventuale <strong>segnalazione di operazioni sospette</strong> all&#8217;<strong>Unità di Informazione Finanziaria</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;osservanza di tali obblighi non è una <strong>mera formalità burocratica</strong>, ma costituisce il fondamento stesso del sistema antiriciclaggio italiano, che si regge sulla collaborazione attiva degli operatori economici esposti al rischio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mancata o errata registrazione delle operazioni rappresenta una delle violazioni più gravi, perché <strong>compromette in radice la possibilità di ricostruire i flussi economici</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Lavoro irregolare e ulteriori profili di responsabilità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alle violazioni di natura antiriciclaggio, l&#8217;ispezione ha portato alla luce ulteriori criticità riconducibili a fronti diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È stata infatti accertata la presenza di <strong>un lavoratore in nero</strong>, impiegato senza alcuna regolarizzazione contrattuale e in assenza delle previste comunicazioni agli enti competenti e alle <strong>Autorità di Pubblica Sicurezza</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza di <strong>manodopera irregolare</strong> in un esercizio commerciale soggetto alla normativa antiriciclaggio aggrava ulteriormente il quadro complessivo, suggerendo una gestione aziendale caratterizzata da una <strong>sistematica elusione degli obblighi legali</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le criticità lavoristiche, fiscali e di pubblica sicurezza tendono infatti a sovrapporsi nei contesti dove il rispetto della disciplina antiriciclaggio risulta carente, configurando scenari di <strong>illegalità diffusa</strong> che meritano un&#8217;attenzione particolare da parte degli organi di controllo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un caso che l&#8217;attività di verifica si estenda solitamente a tutti i profili regolamentari, dando luogo a <strong>contestazioni multiple</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sanzioni amministrative e conseguenze per il titolare</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le irregolarità accertate hanno comportato l&#8217;applicazione di pesanti <strong>sanzioni amministrative</strong> a carico del titolare dell&#8217;esercizio commerciale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per le sole <strong>infrazioni alla normativa antiriciclaggio</strong> è stata contestata una sanzione pari a <strong>20.000 euro</strong>, mentre per l&#8217;impiego del <strong>lavoratore in nero</strong> è prevista una sanzione aggiuntiva variabile tra <strong>1.950 e 11.700 euro</strong>, modulata in base alla durata del rapporto irregolare e alle ulteriori circostanze accertate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le contestazioni proseguiranno con il coinvolgimento del <strong>Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze</strong> e degli organismi di vigilanza competenti, secondo l&#8217;iter ordinario previsto in caso di <strong>violazioni della disciplina di settore</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si ricorda che, nel rispetto del principio della <strong>presunzione di innocenza</strong>, eventuali responsabilità di natura penale potranno essere accertate soltanto all&#8217;esito dei procedimenti competenti, con sentenza definitiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Compro oro e prevenzione del riciclaggio: il ruolo della compliance</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso di <strong>Ariano Irpino</strong> conferma quanto il settore dei <strong>compro oro</strong> rappresenti un comparto particolarmente sensibile nell&#8217;<strong>architettura antiriciclaggio nazionale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La facilità con cui il metallo prezioso può essere acquistato, fuso e reimmesso nel circuito economico lo rende uno <strong>strumento potenzialmente attrattivo</strong> per chi intenda riciclare capitali di origine illecita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo gli operatori del settore sono chiamati a un livello particolarmente elevato di <strong>compliance antiriciclaggio</strong>, fondata su una rigorosa applicazione degli obblighi di <strong>identificazione, registrazione, conservazione e segnalazione</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rispetto della normativa non costituisce soltanto un <strong>dovere giuridico</strong>, ma rappresenta anche un <strong>fattore strategico di credibilità</strong> per le aziende che operano correttamente, oltre a contribuire alla <strong>tutela dell&#8217;economia legale</strong> dai rischi di contaminazione con capitali di provenienza criminale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;azione costante della <strong>Guardia di Finanza</strong>, in tal senso, svolge un ruolo essenziale di <strong>tutela del mercato</strong> e di sostegno alla <strong>concorrenza leale</strong> tra gli operatori del comparto.</p>
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		<title>Antiriciclaggio Napoli: convegno notai e Guardia di Finanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Zaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Antiriciclaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Riciclaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[La sinergia tra notariato e Guardia di Finanza si conferma un pilastro fondamentale nella lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo. Il convegno tenutosi a Napoli, organizzato dal Consiglio Notarile partenopeo, ha messo in luce l&#8217;efficacia del protocollo d&#8217;intesa siglato lo scorso anno, con un consistente aumento delle segnalazioni di operazioni sospette [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>La sinergia tra notariato e Guardia di Finanza si conferma un pilastro fondamentale nella lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo. Il convegno tenutosi a Napoli, organizzato dal Consiglio Notarile partenopeo, ha messo in luce l&#8217;efficacia del protocollo d&#8217;intesa siglato lo scorso anno, con un consistente aumento delle segnalazioni di operazioni sospette e una crescente attenzione alle dinamiche normative europee. Un incontro che riunisce istituzioni, professionisti e organi di vigilanza in un dialogo strategico per la tutela dell&#8217;economia legale.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il convegno di Napoli: il punto sulla collaborazione antiriciclaggio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>convegno antiriciclaggio organizzato a Napoli</strong> dal Consiglio Notarile partenopeo rappresenta un&#8217;occasione di rilievo per fare il punto sulla <strong>collaborazione tra notai e Guardia di Finanza</strong> nel contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;iniziativa ha visto la partecipazione di rappresentanti del <strong>Notariato</strong>, ufficiali del Nucleo di Polizia economico finanziaria di Napoli e dirigenti dell&#8217;<strong>Unità di Informazione Finanziaria (UIF)</strong> e della Divisione Vigilanza della <strong>Banca d&#8217;Italia</strong>, confermando la centralità del dialogo istituzionale nella <strong>prevenzione dei reati finanziari</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;incontro è stato introdotto da <strong>Paolo Aponte</strong>, presidente del Consiglio Notarile di Napoli, e moderato dal notaio <strong>Giovanni Vitolo</strong>, componente del Consiglio Nazionale del Notariato e coordinatore della relativa <strong>Commissione Antiriciclaggio</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quest&#8217;ultimo ha sottolineato come il confronto consenta di uniformare le <strong>prassi operative antiriciclaggio</strong> e di migliorare l&#8217;efficacia dei controlli, rafforzando la <strong>sinergia istituzionale</strong> tra organi di vigilanza e professionisti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il protocollo d&#8217;intesa tra notariato e Guardia di Finanza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro del convegno si è collocato il <strong>protocollo d&#8217;intesa tra notai e Guardia di Finanza</strong>, siglato lo scorso anno per contrastare il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo attraverso lo scambio di informazioni e l&#8217;innalzamento dei livelli di vigilanza su <strong>atti immobiliari e societari</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;accordo sta producendo risultati tangibili, con un <strong>consistente aumento delle segnalazioni di operazioni sospette</strong> trasmesse all&#8217;UIF.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il documento prevede che i notai agiscano come <strong>presidio antiriciclaggio</strong>, verificando l&#8217;adeguatezza della clientela e segnalando operazioni sospette e anomale, come <strong>prezzi fuori mercato</strong>, <strong>uso di contanti o assegni impropri</strong>, soprattutto in relazione a compravendite immobiliari e <strong>cessioni di quote societarie</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Guardia di Finanza</strong>, dal canto suo, utilizza queste informazioni per individuare tentativi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, conducendo <strong>controlli specifici sugli studi professionali</strong> e ampliando così il proprio raggio d&#8217;azione investigativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ruolo strategico dei notai nella prevenzione del riciclaggio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">I notai rappresentano un <strong>presidio fondamentale nella prevenzione del riciclaggio nelle operazioni immobiliari e societarie</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La loro posizione strategica nelle transazioni economiche li rende <strong>interlocutori privilegiati</strong> per intercettare anomalie e segnalare tempestivamente situazioni a rischio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal convegno è emersa con chiarezza l&#8217;esigenza di definire con maggiore precisione il <strong>percorso degli obblighi antiriciclaggio dello studio notarile</strong>, per offrire un quadro d&#8217;insieme e uno schema operativo generale ai professionisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il notaio <strong>Michele Nastri</strong>, componente della Commissione Antiriciclaggio del Consiglio Nazionale del Notariato, ha messo in evidenza le principali criticità derivanti dai profili di <strong>indeterminatezza della normativa vigente</strong>, dalla prossima definitiva applicazione dell&#8217;<strong>AML Package europeo</strong>, dagli interventi di prassi amministrativa e dalle recenti pronunce della giurisprudenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un quadro complesso che richiede <strong>aggiornamento costante e formazione continua</strong>, per garantire il pieno adempimento degli obblighi previsti dalla normativa antiriciclaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Guardia di Finanza e l&#8217;approccio basato sul rischio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intervento del colonnello <strong>Giuseppe Evangelista</strong>, Capo Ufficio Operazioni del Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, ha illustrato le <strong>forme tecniche di infiltrazione criminale nell&#8217;economia legale</strong>, valorizzando l&#8217;importanza strategica del <strong>giudizio professionale del notaio</strong> nell&#8217;individuazione di queste dinamiche illecite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La collaborazione tra le Fiamme Gialle e il notariato si configura dunque come un argine essenziale contro le infiltrazioni criminali nel tessuto economico nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I <strong>controlli antiriciclaggio sui notai</strong> hanno conosciuto negli ultimi tempi un&#8217;evoluzione verso un <strong>sistema europeo integrato</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come ha sottolineato il tenente <strong>Giovanni Scialdone</strong>, Capo Sezione Riciclaggio del Gruppo Tutela Mercati Capitali del Nucleo di Polizia economico finanziaria di Napoli, la Guardia di Finanza adotta un <strong>approccio basato sul rischio</strong>, utilizzando poteri trasversali e <strong>moduli ispettivi flessibili</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cosiddetto <strong>controllo a distanza</strong> viene attuato come modalità premiante per gli <strong>studi digitalizzati</strong>, tutelando il decoro e la continuità operativa dei professionisti coinvolti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il sistema sanzionatorio antiriciclaggio: criticità e prospettive</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare attenzione è stata dedicata al <strong>sistema sanzionatorio antiriciclaggio</strong>, oggetto dell&#8217;intervento del notaio <strong>Marco Krogh</strong>, componente della Commissione Antiriciclaggio del Consiglio Nazionale del Notariato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Krogh si è soffermato sulle criticità che emergono in riferimento alla <strong>procedura di verifica e contestazione delle violazioni</strong>, evidenziando come la normativa vigente contenga un generico rinvio alle disposizioni procedurali previste in materia di <strong>IVA e di imposte dirette</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La particolare severità del sistema sanzionatorio, secondo l&#8217;analisi proposta, richiederebbe l&#8217;introduzione di <strong>garanzie specifiche</strong>, soprattutto sotto il profilo della <strong>terzietà dell&#8217;organo accertatore</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stato attuale, infatti, la medesima amministrazione provvede alla verifica, alla contestazione, all&#8217;espressione del giudizio di congruità sui fatti accertati e all&#8217;irrogazione della sanzione, mentre l&#8217;intervento dell&#8217;autorità giudiziaria risulta meramente eventuale e subordinato all&#8217;opposizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una questione delicata, che apre <strong>prospettive di riforma</strong> per garantire maggiore equità nel <strong>procedimento sanzionatorio antiriciclaggio</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;AML Package europeo e le sfide future del notariato</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il convegno di Napoli ha confermato come la <strong>prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo</strong> non possa prescindere da un approccio integrato, capace di coniugare azione istituzionale, <strong>competenza professionale e aggiornamento normativo</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;imminente applicazione definitiva dell&#8217;<strong>AML Package</strong>, l&#8217;insieme di riforme legislative dell&#8217;Unione Europea adottato nel 2024 e volto a inasprire la lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo, rappresenta una <strong>sfida cruciale per il sistema italiano</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dialogo costante tra notariato, Guardia di Finanza, UIF e Banca d&#8217;Italia consente di migliorare la <strong>qualità delle segnalazioni di operazioni sospette</strong> e di rendere più efficaci le attività di prevenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>tutela dell&#8217;integrità del sistema finanziario</strong> passa attraverso un impegno condiviso tra istituzioni e professionisti, in un&#8217;ottica di responsabilità comune.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esperienza napoletana si inserisce in un percorso più ampio di rafforzamento della <strong>compliance antiriciclaggio in Italia</strong>, che vede nei <strong>convegni territoriali</strong> un&#8217;occasione preziosa di confronto operativo e di costruzione di prassi uniformi a livello nazionale.</p>
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		<title>Antiriciclaggio: tre molisani arrestati nell&#8217;Operazione Jolly</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Zaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Antiriciclaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Riciclaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[Una vasta operazione antiriciclaggio condotta dai Carabinieri del Nucleo investigativo di Roma ha portato all&#8217;arresto di tre imprenditori molisani, coinvolti in un sistema di riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite. L&#8217;indagine, denominata &#8220;Operazione Jolly&#8221;, ha messo in luce un sofisticato meccanismo di ripulitura di capitali attraverso fatture per operazioni inesistenti e bonifici fittizi, evidenziando [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Una vasta operazione antiriciclaggio condotta dai Carabinieri del Nucleo investigativo di Roma ha portato all&#8217;arresto di tre imprenditori molisani, coinvolti in un sistema di riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite. L&#8217;indagine, denominata &#8220;Operazione Jolly&#8221;, ha messo in luce un sofisticato meccanismo di ripulitura di capitali attraverso fatture per operazioni inesistenti e bonifici fittizi, evidenziando la rilevanza dei controlli antiriciclaggio nel contrasto alla criminalità economica transnazionale.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;operazione antiriciclaggio Jolly e il coinvolgimento degli imprenditori molisani</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;indagine condotta dal Nucleo investigativo dei <strong>Carabinieri di Roma</strong>, su delega della <strong>Direzione Distrettuale Antimafia</strong> capitolina, ha portato all&#8217;esecuzione di un&#8217;<strong>ordinanza di custodia cautelare</strong> nei confronti di tre imprenditori originari del Molise.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di <strong>Franco Sassano</strong>, <strong>Carlo Scinocca</strong> e <strong>Domenico Cornacchione</strong>, quest&#8217;ultimo nato a Fossalto ma operante nel Lazio, socio di alcune aziende finite nel mirino degli inquirenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Complessivamente, i tre indagati avrebbero contribuito a ripulire oltre <strong>un milione di euro</strong> provenienti da attività illecite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;operazione si inserisce in un più ampio quadro di <strong>contrasto al riciclaggio di denaro</strong>, che coinvolge diverse aree del territorio nazionale e che ha visto l&#8217;applicazione di <strong>misure cautelari</strong> nei confronti di soggetti collegati a circuiti economici opachi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso conferma quanto sia centrale, nel <strong>sistema italiano di prevenzione antiriciclaggio</strong>, l&#8217;azione coordinata tra magistratura, forze di polizia ed enti preposti alla vigilanza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ruolo di Franco Sassano e le società coinvolte nel riciclaggio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il ruolo principale all&#8217;interno dello schema sarebbe stato svolto da <strong>Franco Sassano</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Utilizzando le proprie società, l&#8217;imprenditore avrebbe <strong>ripulito un milione e 145mila euro</strong> nell&#8217;arco di cinque anni, denaro proveniente in larga parte dalla <strong>comunità cinese di Milano</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il meccanismo, già noto agli operatori del settore, prevedeva l&#8217;emissione di <strong>bonifici per attività commerciali inesistenti</strong>, in grado di conferire una parvenza di legittimità a flussi finanziari di <strong>origine illecita</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono circa <strong>dieci le operazioni</strong> contestate dalla Procura di Roma a Sassano, ciascuna riconducibile a un modello operativo che mira a interrompere la <strong>tracciabilità del denaro sporco</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<strong>interrogatorio di garanzia</strong> si è tenuto nel carcere di via Cavour, con la difesa affidata all&#8217;avvocato <strong>Mariano Prencipe</strong>, che ha parlato di un equivoco generato dai rapporti intercorsi tra un rappresentante della società Sassano nel Lazio e soggetti definiti &#8220;poco raccomandabili&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La difesa ha inoltre sottolineato la solidità economica del gruppo imprenditoriale, capace di un fatturato annuo di <strong>28 milioni di euro</strong> e con circa <strong>70 dipendenti</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le contestazioni a Carlo Scinocca e Domenico Cornacchione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le posizioni degli altri due indagati presentano profili distinti, ma collegati al medesimo impianto accusatorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Carlo Scinocca</strong>, titolare della società di trasporti <strong>Miletto Trasporti Srl</strong> e dirigente di una scuola calcio molisana, è accusato di due <strong>episodi di riciclaggio</strong>: nel primo caso per aver ricevuto un bonifico da <strong>160mila euro</strong>, nel secondo per aver emesso un bonifico da <strong>49mila euro</strong> in favore di una società romana coinvolta nell&#8217;inchiesta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La contestazione si fonda sulla presunta <strong>consapevolezza dell&#8217;origine illecita</strong> delle somme movimentate.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Domenico Cornacchione</strong>, terzo imprenditore molisano coinvolto, è stato raggiunto da un&#8217;<strong>ordinanza di custodia cautelare</strong> e si trova attualmente agli <strong>arresti domiciliari</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua posizione è legata alla qualità di socio di alcune società oggetto delle indagini della <strong>Dda capitolina</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le contestazioni mosse ai due imprenditori evidenziano come il <strong>rischio di coinvolgimento in operazioni di riciclaggio</strong> non riguardi soltanto i grandi gruppi finanziari, ma possa estendersi anche a realtà imprenditoriali di <strong>medie dimensioni</strong> operanti sul territorio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Riciclaggio transnazionale: il giro d&#8217;affari da 18 milioni di euro</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<strong>Operazione Jolly</strong> non si esaurisce sul versante molisano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Complessivamente sono <strong>venti le persone coinvolte</strong>, con attività investigative estese a Roma, Milano, Bari, Vicenza, Pordenone, Viterbo, Campobasso e persino Londra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli indagati sono chiamati a rispondere, a vario titolo, dei reati di <strong>riciclaggio aggravato dalla transnazionalità</strong>, <strong>autoriciclaggio</strong>, <strong>impiego di denaro di provenienza illecita</strong> ed <strong>emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>giro d&#8217;affari complessivo</strong> accertato dagli inquirenti si attesta intorno ai <strong>18 milioni di euro</strong> e sarebbe stato messo in piedi da due distinte <strong>organizzazioni criminali</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima, riconducibile a due imprenditori romani, avrebbe ripulito nel corso degli anni circa <strong>15 milioni di euro</strong> provenienti dalla comunità cinese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La seconda, capeggiata da un imprenditore della provincia di Roma, avrebbe invece riciclato <strong>3 milioni di euro</strong> generati dal <strong>traffico di stupefacenti</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>dimensione transnazionale</strong> dell&#8217;operazione conferma quanto il riciclaggio costituisca oggi una sfida che travalica i confini nazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Fatture per operazioni inesistenti e tecniche di riciclaggio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più rilevanti dell&#8217;indagine riguarda l&#8217;utilizzo sistematico di <strong>fatture per operazioni inesistenti</strong>, strumento ricorrente nelle dinamiche di <strong>ripulitura di capitali illeciti</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso l&#8217;emissione di documenti contabili relativi a prestazioni mai realmente erogate, è possibile giustificare flussi di denaro in entrata e in uscita, conferendo loro un&#8217;apparente <strong>legittimità commerciale e fiscale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tale modalità operativa rappresenta una delle principali criticità affrontate dalla <strong>normativa antiriciclaggio italiana</strong>, in particolare in relazione agli <strong>obblighi di adeguata verifica della clientela</strong>, alla <strong>segnalazione delle operazioni sospette</strong> alla <strong>UIF, Unità di Informazione Finanziaria</strong>, e alla corretta <strong>conservazione documentale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La capacità di intercettare anomalie nei flussi finanziari, anche in presenza di strutture aziendali apparentemente solide e fatturati elevati, è oggi affidata a un sistema integrato che combina <strong>controlli automatizzati</strong>, <strong>analisi del rischio</strong> e attività investigative mirate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso analizzato evidenzia come la combinazione tra <strong>denaro contante</strong>, <strong>bonifici fittizi</strong> e <strong>interposizione societaria</strong> continui a rappresentare lo schema più diffuso nel panorama del riciclaggio italiano.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Presunzione di innocenza e importanza della compliance antiriciclaggio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">È doveroso ricordare che, nel rispetto del principio della <strong>presunzione di innocenza</strong>, eventuali responsabilità penali degli indagati potranno essere accertate soltanto con <strong>sentenza definitiva</strong>, all&#8217;esito del procedimento giudiziario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le ipotesi accusatorie formulate dalla Procura di Roma dovranno trovare riscontro nelle successive fasi del processo, garantendo a ciascun indagato il pieno esercizio del <strong>diritto di difesa</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al di là delle posizioni individuali, episodi come quello dell&#8217;<strong>Operazione Jolly</strong> confermano la centralità della <strong>compliance antiriciclaggio</strong> per le imprese italiane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;adozione di efficaci <strong>presidi antiriciclaggio</strong>, l&#8217;aggiornamento costante delle <strong>procedure interne</strong> e la <strong>formazione del personale</strong> rappresentano strumenti imprescindibili per prevenire il coinvolgimento, anche inconsapevole, in <strong>circuiti illeciti</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La normativa nazionale ed europea in materia di <strong>AML, Anti Money Laundering</strong>, impone agli <strong>operatori economici</strong> un livello di attenzione sempre più elevato, soprattutto nei settori esposti a <strong>transazioni transnazionali</strong> e a flussi di denaro provenienti da aree a rischio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Investire nella <strong>prevenzione del riciclaggio di denaro</strong> non costituisce soltanto un obbligo giuridico, ma rappresenta una scelta strategica per tutelare la <strong>reputazione aziendale</strong> e la solidità del <strong>tessuto economico legale</strong>.</p>
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		<title>Antiriciclaggio e privacy in Molise: il nuovo equilibrio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Zaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Antiriciclaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Riciclaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[Il rapporto tra normativa antiriciclaggio e protezione dei dati personali rappresenta uno dei nodi più delicati del panorama regolamentare europeo. Da un lato la necessità di prevenire e contrastare il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, dall'altro il diritto alla riservatezza sancito dal GDPR e dalle pronunce della Corte di Giustizia UE. Il 2025 e il 2026 hanno portato novità sostanziali che ridisegnano il perimetro entro cui i soggetti obbligati devono muoversi, imponendo un approccio integrato alla compliance e una riflessione approfondita sui presidi da adottare per coniugare trasparenza finanziaria e tutela della persona.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Il rapporto tra normativa antiriciclaggio e protezione dei dati personali rappresenta uno dei nodi più delicati del panorama regolamentare europeo. Da un lato la necessità di prevenire e contrastare il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, dall&#8217;altro il diritto alla riservatezza sancito dal GDPR e dalle pronunce della Corte di Giustizia UE. Il 2025 e il 2026 hanno portato novità sostanziali che ridisegnano il perimetro entro cui i soggetti obbligati devono muoversi, imponendo un approccio integrato alla compliance e una riflessione approfondita sui presidi da adottare per coniugare trasparenza finanziaria e tutela della persona.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Due discipline che si incontrano: il quadro normativo di riferimento</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La convivenza tra <strong>normativa antiriciclaggio</strong> e <strong>disciplina sulla protezione dei dati personali</strong> nasce da un presupposto comune, ma genera, nella pratica, tensioni costanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>D.Lgs. 231/2007</strong>, novellato dai successivi interventi legislativi, impone ai <strong>soggetti obbligati</strong> una raccolta sistematica di informazioni sui clienti, sui titolari effettivi e sulle operazioni economiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parallelamente, il <strong>Regolamento UE 2016/679 (GDPR)</strong> richiede che ogni trattamento di dati personali risponda ai principi di <strong>necessità, proporzionalità e minimizzazione</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il legislatore europeo, con il nuovo <strong>pacchetto antiriciclaggio europeo</strong> composto dalla <strong>VI Direttiva UE 2024/1640</strong>, dal <strong>Regolamento 2024/1624 (Single Rulebook)</strong> e dal <strong>Regolamento 2024/1620</strong> istitutivo dell&#8217;<strong>AMLA</strong>, ha confermato che il trattamento dei dati per finalità AML/CFT costituisce un&#8217;attività di interesse pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò non solleva tuttavia i soggetti obbligati dal rispetto delle garanzie poste a tutela dell&#8217;interessato, ma anzi richiede uno sforzo organizzativo ulteriore per integrare i due piani normativi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;adeguata verifica della clientela e il principio di minimizzazione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<strong>adeguata verifica della clientela</strong> costituisce il cuore operativo del sistema antiriciclaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Banche, professionisti, intermediari finanziari</strong> e gli altri soggetti obbligati raccolgono documenti d&#8217;identità, codici fiscali, dati reddituali, informazioni sulla <strong>provenienza dei fondi</strong> e sulla <strong>titolarità effettiva</strong> delle strutture societarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di un&#8217;attività che, per sua natura, comporta il trattamento di una quantità ingente di dati personali, spesso anche di natura sensibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Garante per la protezione dei dati personali</strong> ha più volte ribadito che tali informazioni devono essere raccolte e conservate esclusivamente per le <strong>finalità antiriciclaggio</strong>, evitando ogni utilizzo ulteriore o scollegato dalla normativa di riferimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>principio della limitazione della finalità</strong> impone dunque un confine netto: i dati raccolti per prevenire il riciclaggio non possono essere riutilizzati per attività commerciali, di marketing o di profilazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le violazioni espongono il <strong>titolare del trattamento</strong> a sanzioni rilevanti sia sul fronte privacy, sia sul piano della responsabilità organizzativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La conservazione dei dati: tempi, modalità e responsabilità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei punti più discussi riguarda i <strong>tempi di conservazione della documentazione antiriciclaggio</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La normativa italiana prevede un periodo di conservazione di <strong>dieci anni</strong> dalla cessazione del rapporto continuativo o dell&#8217;esecuzione della prestazione professionale, in coerenza con i termini civilistici e fiscali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo lungo arco temporale, giustificato dalla necessità di consentire eventuali verifiche da parte delle autorità competenti, deve però essere accompagnato da <strong>misure tecniche e organizzative adeguate</strong> a proteggere i dati da accessi non autorizzati, perdite o trattamenti illeciti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La conservazione su <strong>archivi cartacei o digitali</strong> richiede sistemi di cifratura, gestione granulare dei permessi di accesso e tracciatura delle consultazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La distruzione dei documenti, una volta decorso il termine, deve avvenire secondo procedure documentate, perché un&#8217;errata gestione del fine vita del dato espone il <strong>soggetto obbligato</strong> a contestazioni tanto sotto il profilo AML quanto sotto quello del GDPR.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il registro dei titolari effettivi e la pronuncia della Corte di Giustizia UE</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso del <strong>registro dei titolari effettivi</strong> è emblematico della tensione tra trasparenza e privacy.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Corte di Giustizia dell&#8217;Unione Europea</strong>, con la sentenza del novembre 2022, ha censurato l&#8217;accesso indiscriminato al registro, ritenendolo sproporzionato rispetto agli obiettivi perseguiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pronuncia ha imposto al legislatore italiano un&#8217;opera di riadeguamento, sfociata nello <strong>schema di decreto approvato a fine 2025</strong>, che restringe la platea dei soggetti autorizzati alla consultazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;accesso resta garantito alle <strong>autorità competenti</strong>, alla <strong>UIF</strong>, alla <strong>Guardia di Finanza</strong> e ai soggetti obbligati nell&#8217;esercizio dei propri obblighi di adeguata verifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i privati, invece, viene richiesta la dimostrazione di un <strong>interesse giuridico qualificato e differenziato</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di un passaggio decisivo, che ridisegna il bilanciamento tra il <strong>diritto alla trasparenza societaria</strong> e il diritto del singolo a non vedere esposti pubblicamente i propri dati personali, soprattutto in contesti in cui tale esposizione potrebbe generare rischi concreti per la <strong>sicurezza fisica ed economica</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ruolo del Garante Privacy nella riforma europea</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Legge 91/2025</strong>, che delega il Governo italiano al recepimento della VI Direttiva UE 2024/1640, prevede espressamente il coinvolgimento del <strong>Garante per la protezione dei dati personali</strong> nell&#8217;iter di adozione dei decreti attuativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una scelta che riconosce la centralità del Garante come custode del corretto <strong>bilanciamento tra antiriciclaggio e privacy</strong> e che mira a prevenire conflitti interpretativi sin dalla fase normativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Autorità sarà chiamata a esprimere <strong>pareri vincolanti</strong> sui profili di trattamento dei dati personali, sulle modalità di accesso ai registri, sui flussi informativi verso la UIF e verso l&#8217;AMLA, la <strong>nuova autorità europea antiriciclaggio</strong> con sede a Francoforte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il coordinamento tra <strong>Garante, UIF e Banca d&#8217;Italia</strong> diventerà cruciale per garantire che gli <strong>adempimenti antiriciclaggio</strong> non si traducano in trattamenti eccessivi, sproporzionati o privi di adeguate garanzie procedurali per i soggetti interessati.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le sfide per i soggetti obbligati: verso una compliance integrata</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per <strong>banche, intermediari finanziari, commercialisti, notai, avvocati</strong> e operatori del settore del gioco, la sfida dei prossimi mesi sarà quella di costruire un sistema di <strong>compliance integrata</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sarà più sufficiente predisporre presidi separati per gli adempimenti AML e per la conformità al GDPR.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Occorrerà adottare un <strong>approccio unitario</strong>, che parta dalla <strong>mappatura dei trattamenti</strong>, prosegua con l&#8217;<strong>analisi dei rischi</strong> e si concretizzi in procedure operative capaci di rispondere a entrambe le esigenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>formazione del personale antiriciclaggio</strong> diventa un elemento imprescindibile, così come l&#8217;aggiornamento costante delle policy interne in funzione delle novità introdotte dall&#8217;AMLA, dei <strong>Regulatory Technical Standards dell&#8217;EBA</strong> e degli orientamenti del Garante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo un approccio integrato, basato sulla <strong>cultura della prevenzione</strong> e sulla consapevolezza dei diritti dei soggetti coinvolti, consentirà di trasformare l&#8217;apparente conflitto tra antiriciclaggio e privacy in una <strong>sinergia virtuosa</strong>, capace di tutelare contemporaneamente la <strong>legalità economica</strong> e la dignità della persona.</p>
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